V. I CATTOLICI E LA COOPERAZIONE: CARLO MARIA CURCI, GIUSEPPE TONIOLO « Tre sistemi - scriveva il Luzzatti - si propongono per sciogliere il prdblema del proletariato: quello dei retrivi, dei socialisti e degli economisti liberali. I primi, o si compiacciono di dichiarare insussistenti i mali che travagliano le classi povere, oppure ispirandosi alla dottrina della rassegnazione pretendono di dimostrare irriducibile la somma dei dolori e affermano che l'uomo è un essere naturalmente prono alle malvagie passioni e definiscono il progresso un circolo tracciato dalla mano d'uri pontefice e d'un imperatore nel quale deve aggirarsi di continuo l'umanità; quando essa crede di essere giunta al sommo fastigio si trova ancora nel luogo donde era partita. La loro economia politica consiste in un flusso di beneficenza, che alimenta l'inerzia, fa ripullulare, sulla miseria, la miseria accompagnata dal solito corteggio di delitti e di abbiettezze. Ma i popoli si ribellano a questa dottrina che nega 1~ vjta rigettando il dogma del progresso e sostituisce alla speranza la paura, all'e_ntusiasmo del be_ne la minaccia del castigo; e traendo dalla .~. oscienza l'antico grido ,di Galileo rispondono ai vecchi dottori qel passato: « eppur si muove » e corrono innanzi senza degnarsi di discutere queste teorie omicide. Il secondo sistema è quello dei socialisti e dei comunisti, che vorrebbero correggere il disegno della natura e ridonare alla terra l'Eden perduto. Dal luminoso principio dell'eguaglianza degli uomini dinanzi alla legge deducono il corollario assurdo della eguaglianza di fatto: come se tutti potessero avere il genio di Newton, il cuore di Socrate, la ricchezza d'un milionario. Ma la società può assomigliarsi a una montagna composta di diversi strati geologici, la natura ne ha segnato le distanze e la collocazione; il progresso li eleva sempre più verso il cielo ma tutti restano
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