LUIGI DAL PANE tore, mgenera necessariamente una specie di «padronanza» del compratore sul lavoratore, il quale, cedendo la sua forza di lavoro, dà in balia del compratore tutto il suo essere fisico, intellettuale, morale e sociale. Adunque, anche ammettendo la legittimità del fatto che il lavoro sia trattato come una «merce», e venga ceduto sul mercato come merce, invece di ricevere un compenso direttamente proporzionale all'opera sua nella produzione, non si può disconoscere che il lavoro si trovi in condizioni peggiori di ogni altra merce; che nello scambio di lavoro la concorrenza, imperfetta sempre, funzioni anche più imperfettamente che in qualunque altro scambio e perda (se pure l'ebbe mai) la sua tanto vantata efficacia armonizzatrice; e che quindi, nell'antagonismo che si svolge fra i profitti e ì salarii, ci sia una grande probabilità, non diciamo certezza, che il salario sia sacrificato al profitto. Fra gli economisti ortodossi è costume di magnificare il salario, come sistema di retribuzione che dà al lavoratore la massima delle guarentigie e lo emancipa dalla massima delle tirannie, quella dei rischi, delle vicende della produzione; ma bisogna pur riconoscere che questo vantaggio è pagato ad assai caro prezzo dal lavoratore, il quale, se guadagna di libertà da una parte, ne perde molta di più dall'altra. Adunque nell'ordinamento attuale si ha: dipendenza del lavoro, non più centro ed anima, ma semplice strumento della produzione: disinteressamento del lavoratore dalla produzione, e quindi squilibrio fra le forze produttive, nort più animate dagli stessi impulsi; antagonismo"'fra il lavoratore e chi assume la produzione; lotta, e massima probabilità che in essa il lavoratore soggiaccia. Quale la vera causa di tutto ciò? Da molti la si ripose nell'antagonismo esistente fra capitale e lavoro: ma è un errore; la questione, la lotta, dice benissimo il Walker, non è « fra capitale e lavoro »; ma « fra impresa e lavoro»: non è la questione del lavoro, ma piuttosto del modo di impiego del lavoro; modo di impiego che implica necessariamente un antagonismo fra chi impiega e chi è impiegato. Si potrà in molti modi attenuare tale antagonismo, renderlo meno doloroso, meno stridente; si potrà migliorare la condizione del lavoro in questa lotta, dandogli maggior forza per resistere, per sostenerla. Ma
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