Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LUIGI DAL PANE ongme e la sua forma prevalente sono tali: ma, vi possono essere delle società che abbiano tali caratteri, e che pur tuttavia non si possano scientificamente chiamare società di produzione; come per· converso vi possono essere delle società che non li abbiano, e che pure lo siano: per esempio delle società che contino fra i soci anche dei capitalisti non lavoratori. L'essenza della cooperativa di produzione sta in ciò, che ambi gli elementi concorrenti alla produzione industriale, cioè lavoro e capitale, esercitino insieme l'impresa per conto comune: l'essenziale è, che tanto il lavoro quanto il capitale esercitino la funzione di imprenditore. Elementi della produzione sono tanto l'uno quanto l' altro, e, se l'uno è escluso dall'impresa, questa non è più cooperativa, secondo il concetto che noi abbiamo dato della cooperazione in genere. La società di operai che assumono l'impresa nella quale sono occupati, e che pagano solo un interesse, sia al capitale proprio, sia a quello che presero a prestito, è una forma speciale di impresa, che si contrappone all'impresa capitalista, e che può presentare grandi vanta.ggi dal punto di vista sociale (ciò che non è qui il caso di esaminare); ma essa non può essere chiamata <l cooperativa», secondo il nostro concetto della cooperazione in genere. Per chiarir meglio la cosa, possiamo prendere qualche esemp10 di qualche altra forma di società cooperative. Il tipo puro di società cli consumo è quello di una società che distribuisca le merci ai soli suoi soci: se le distribuisca anche ad altri, ma senza farvi sopra alcun lucrq, non sarà più il tipo puro, ma una for~ che gli equivarrà completamente; se finalmente le distribuisca =anche ad altri, ma lucrandovi sopra alcun poco, perde in parte il carattere cooperativo ed assume un carattere misto, cooperativo-speculati vo: cooperativo riguardo ai soci, speculativo riguardo agli altri. Un concetto analogo fu già espresso dal Wollemborg, nel suo scritto sopra citato, pieno di tante idee feconde; nel quale egli giunse fino ad asserire che le società di consumo a tipo di Rochdale non potevano dirsi vere cooperative. E noi, lo confessiamo, allora ci inalberammo alcun poco contro tale affermazione che, presentata così recisamente, aveva l'apparenza del paradosso. Ma riflettendo bene, ci sembra ragionevole il distinguere il concetto astratto di un isti-

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