Nullo Baldini nella storia della cooperazione

PROFlLO DI NULLO BALDINI 53 venivano a creare nel mercato del lavoro, pensa di studiare la possibilità di una immigrazione di lavoratori emiliani e romagnoli, e chiede la visita di una Commissione. Di questa fa parte anche Nullo che riferisce, il 22 dicembre roo6, in una adunanza della Federazione delle Cooperative di Ravenna, tracciando un quadro che rappresenta anche oggi un valido documento per la storia della questione meridionale. La Commissione si fermò a Roma per presentare le conclusioni sulla visita fatta in Basilicata e per invocare disposizioni che accelerassero, a pro' dei disoccupati di Romagna e dell'Emilia, la esecuzione dei lavori idraulici e di bonifica della Sardegna. Ebbe anche un colloquio con il Giolitti e con il Ministro dei Lavori pubblici Gianturco. « Il Governo è stato largo di promesse, ma noi non dobbiamo dormire su di esse», concludeva Nullo. « Noi dobbiamo creare subito il Consorzio per tutte le Cooperative delle quattro provincie. Questo organismo, forte di 40.000 lavoratori, avrà la doppia funzione di assunzione e distribuzione dei lavori fra Cooperative, di propulsione sui pubblici poteri perchè le promesse siano seguite dai fatti. Ma questo organismo deve riuscire sano e forte, avere sempre e solamente di mira la conquista di migliori condizioni di vita per i lavoratori mediante l'applicazione dei principii della Cooperazione operaia. Deve procedere con cautela evitando i salti nel vuoto perchè un insuccesso sarebbe per molti anni il " fermo " del nostro promettente movimento cooperativo. Oramai, per i nostri operai disoccupati, non vi è altro scampo che l'emigrazione. Finora alle folle abbandonate alla mancanza di lavoro si è riparato con l'aumento dei salari - ma questo è un rimedio pericoloso perchè possono verificarsi, quando meno si aspetti, avvenimenti, nei mercati del mondo che non consentano più questi aumenti. La nostra disgrazia per il lavoro che ci manca associato alla sfortuna di regioni in cui difettano le braccia, può far sorgere invece un fecondo lavoro e noi ci potremo chiamare più fortunati dei nostri fratelli emigrati per l'estero se troveremo il lavoro qui nel paese che ci ha visto nascere. La nuova poderosa organizzazione che come conclusione alla mia relazione vi propongo in unione ai compagni di Bologna, Ferrara e Forlì - dei quali ho potuto constatare nella recente visita in Basilicata identità di bisogni e consentimento nelle nostre idee - segnerà nella storia del proletariato organizzato due notevoli avvenimenti; la prima grande emi-

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