COOPERAZIONE E SCIENZA ECONO~lC:\ ITALJ:\NA dello Schulze. Consensi gli vennero pure da altre parti, in Italia e all'estero. Fra gli italiani vanno ricordati: Fedele Lampertico ed Emilio Morpurgo. Da questo momento l'attività del Luzzatti a favore delle banche popolari divenne febbrile, sia nel campo dottrinale, sia in quello organizzativo. Non abbiamo qui la possibilità di seguirlo giorno per giorno nella sua azione entusiastica di cui rimane una traccia precisa nelle sue Memorie. Ma non era solo il credito popolare a ìnteressarlo. Tutta la questione della cooperazione era coinvolta nel suo slancio di entusiasmo. In un corso di lezioni tenute a Milano nel 1864 egli, trattando delle nuove forme di associazione (assicurazione, cooperazione, mutualità), esprimeva i seguenti concetti in materia di cooperative di produzione. Sono queste per lui << il supremo fastigio delle associazioni popolari ». Il loro intento è « quello di sottrarre l'operaio al dominio dell'imprenditore e del capitalista col vincolo dell'associazione e della cooperazione ». Molto ampio è l'orizzonte del Luzzatti in materia di cooperazione. Ma al fondo del suo orientamento stava il presupposto che spettasse ai fautori della libertà di prendere l'iniziativa in materia sociale affinchè le associazioni operaie non cadessero nelle mani dei socialisti (13). (13) « Cosa dici delle nostre società di mutuo soccorso? È un cattivo principio e che chiude un germe fatale; ove non se lo schianti a tempo produrrà le dottrine dei Blanc e dei Cabet. Se le relazioni dei giornali sono vere i signori Mazzoni, Montanelli, Guerrazzi si propongono due scopi: la questione politica colla soluzione del suffragio uni\·ersale, la questione industriale colla soluzione di una specie di socialismo. Io non voglio credere a tali pazzie e ti prego, tu che certo sarai informato meglio di me, di chiarirmi questo caos. Già da quei cerYelli balzani me ne aspetto di belle: Guerrazzi e Montanelli che non trovano eco nei galantuomini illuminati e colti si rivolgono ai galantuomini ignoranti, gli operai; noi conosciamo tutte queste arti: Blanc, Proudhon, Leroux fecero lo stesso in Francia e la ricacciarono nel dispotismo dei Napoleoni; le masse eccitate da questi sognatori che predicavano il nuovo Evangelio politico si sbizzarrirono in corse selvagge come capricciosi cavalli, sinchè stanchi e trafelati si ricomposero nella fatale quiete della tirannide. Né mi si dica che ora in Italia non abbiamo a temere esiti sì funesti, perchè sebbene la questione politica assorba e concentri tutti gli spiriti, tuttavia, finita questa, noi troveremo le società di mutuo soccorso attivate, cinguettanti a rovescio di politica, vanitose dell'aiuto recato alla patria, e chiedenti per compenso l'impossibile. Le masse facilmente si accendono e qui da noi, diciamolo senza
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