COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMICA ITALIANA 623 cietà cooperative di produzione per le quali il lavoro e il capitale si consustanziano nell'operaio» (9). Il Luzzatti era propugnatore altresì delle Casse di risparmio, ma in queste egli scorgeva una natura diversa, perchè mettevano a frutto il denaro del povero per mutuarlo al ricco, mentre le Banche popolari si proponevano di prestare ai poveri. Le istituzioni di credito popolare dovevano anche, secondo il Luzzatti, « contribuire per la piccola parte loro a estinguere il proletariato, che significa indigenza di carattere, di coltura, di beni materiali ». In tal modo il problema economico si combinava con quello educativo e culturale, al quale pure il Luzzatti si dedicò con passione. « Come nell'ordine morale, anche nell'ordine economico - scriveva - bisognava far precedere i doveri a' diritti, i sacrifizi alle soddisfazioni. Fuori di questa dottrina io sentivo che non vi era altro rifugio che il comunismo o sistemi più o meno ibridi che somigliano ad esso, o infine isolate esperienze infelici che si riducono a veri trastulli» (10). Qualcosa sul credito popolare si era detto in Italia prima del 1863. Fra l'altro l'avvocato Vincenzo Boldrini di Vigevano aveva proposto l'istituzione di una cassa di credito sul lavoro nei congressi delle società operaie tenutisi a Novi Ligure nel 1859 e a Milano nel 1860 (n). Ma il Luzzatti intendeva procedere innanzi con passo deciso e nel 1863 pubblicava una raccolta di saggi intesa « a recare nell'Italia Settentrionale la buona novella» (come egli stesso ci dice), ad indicare il modo pratico per attuarla e a segnare la guida del nuovo movimento (La. diffusione del credito e le banche popolari, Padova, Libreria Sacchetto, 1863). Il Luzzatti si muoveva sempre nell'orbita dell'economia classica, ma invocava la concordia di questa con le generose ma utopistiche affermazioni dei nuovi riformatori della società umana. Per lui la scienza ha anche il compito sublime di provare che « fra il cuore e la verità non c'è un abisso fatale, che il principio della fratellanza, la pietà dei mali che affannano la classe operaia e il proletariato, non cozzano con le conclusioni dell'economia, (9) L. LuzZATTI, Memorie cit., p. 113. (10) L. LuzZAITI, Memorie cit., p. 114. . (n) G. MANACORDA, Il movimento cit., p. 47; G. BoccARDO, Prefazione Clt., p. XXXIX.
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