618 LUIGI DAL PANE zione punto nulla spontanea e naturale. Nè sarebbe conforme a giustizia che lo Stato col denaro di tutti aiutasse le associazioni e non soccorresse al .lavoro isolato, eh' esso accordasse favori eccezionali ad uno stabilimento a danno dei concorrenti. Certamente un capitale è necessario alle associazioni; ma esse debbono metterlo insieme coi propri sforzi, colla costanza del lavoro e dei risparmi, o procacciarselo colla collettiva garanzia che possono offrire ai capitalisti. » Per l'avvenire, il N azzani pensava che la cooperazione non potesse diventare la forma nazionale e definitiva dell' organamento della industria e dell'agricoltura. Essa non potrà aver luogo che « pei migliori elementi della classe operaia, per quelli che hanno l'aspirazione all'indipendenza e che si sentono il coraggio di conquistarla con sacrifici penosi e diuturni ». « Certamente è da aver fede, che l'istruzione e l'educazione diffondendosi e migliorandosi, e le società di mutuo soccorso, e le banche popolari e gli esempi dei compagni vadano sempre più aumentando nell'avvenire il numero di questi eletti soldati del lavoro. Ma per quanto favorevoli si vogliano accogliere i presagi sui futuri destini dell'associazione produttiva, non bisogna, ripeto, lasciarsi andare a credere eh' essa possa diventare col tempo l'ordinamento generale delle industrie. Chi avrà capitali e cognizioni bastevoli, potrà sempre fondare delle imprese individuali e potrà sempre trovare operai, i quali reputeranno più vantaggioso di rimanere in condizione di salariati, che di correre nell'associazione una parte del rischio dell'impresa». ..
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