COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMICA ITALIANA 617 per le discussioni a cui prende parte, sente allargarsi la sfera delle proprie cognizioni ed elevarsi il livello della sua potenza intellettuale, la qual cosa non può non reagire favorevolmente anche sulla sua condizione morale, a cui giova altresì il sentimento della dignità personale e della solidarietà ». Il Nazzani rileva ancora la funzione sociale delle cooperative per l'istruzione e l'assistenza dei soci; sostiene che la partecipazione ad un interesse comune stimola nei cooperatori l'attenzione, la diligenza, l'operosità. Ma l'associazione produttiva esige alcune condizioni per vivere e prosperare: operosità e capacità nei soci, proporzione delle retribuzioni all'effettivo contributo prestato, forte unità di direzione, libertà di associazione. « Associazione e coazione sono due parole che non possono stare insieme». « Inoltre non si dee pensare a distruggere la concorrenza mediante le industrie cooperative. Chi dice concorrenza, dice libertà: non si può offendere la prima, senza intaccare la seconda. - Chi dice concorrenza dice progresso : perchè senza la competizione degli uomini, senza il pungolo dell'emulazione, le loro facoltà non pigliano quello svolgimento che dovrebbero e i miglioramenti non giovano all'universale, anzi sono perfino impediti dal nascere: chè troppa è la forza d'inerzia degli animi nostri e quando siamo adagiati sui morbidi guanciali del monopolio - e monopolio è appunto la negazione della concorrenza - ì produttori non sentono alcuno stimolo d'uscire dalle vie battute e si addormentano securi negli ozii beati delle vecchie usanze. - Chi dice concorrenza, infine, dice buon mercato, e il buon mercato giova a' consumatori, cioè a tutto il mondo, e alla classe povera più che alle altre. Rispettando la libertà e la concorrenza, le associazioni produ_ttive degli operai debbono astenersi anche dal mendicar sussidi allo Stato. Esse debbono conquistare il loro posto nell'ordine sociale liberamente, arditamente, colle proprie loro forze, senza stendere la mano al Governo. Se avranno buoni elementi, se si troveranno in buone condizioni, esse vivranno prospere e rigogliose e non avranno impacci colla pubblica amministrazione e saranno esenti dai consigli, dalla sorveglianza, dalla tutela, dallo ingerimento dello Stato. E mi pare d'aver già ricordato che quasi tutte le associazioni sussidiate fecero in Francia non buona prova, siccome quelle che erano collocate in una condi-
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