LUIGI DAL PANE Esaminata l'esperienza storica, il Nazzani passa poi a determinare il valore, i limiti e le possibilità di sviluppo delle cooperative di produzione. La scienza, a suo giudizio, non sottoscrive nè l'inno iperbolico, nè l'inconsulto anatema, che dalle opposte parti hanno accolto la cooperazione. « Essa non si lascia sedurre dai sogni brillanti dell'utopia, ma non si lascia nemmanco imporre dalle infeconde dottrine dell'immobilità. Come dall'una parte, molte delle idee esagerate intorno ai meriti ed ai destini dell'associazione provennero dalle scuole •dei socialisti, così dall'altra, molte delle critiche acerbe ed insussistenti che le si scagliarono contro furono mosse da chi per errore di mente o per vana paura, scambiando col socialismo l'associazione, rivolse contro quest'ultima le ire e le armi, che non erano legittime e sante fuorchè adoperate contro del primo». « La scienza vera, appoggiata all'analisi psicologica, addottrinata dalla storia delle trasformazioni industriali, illuminata dalle recenti esperienze, fidente nella legge del progresso, fedele al principio della libertà, lungi dal credere con facile ottimismo, che in fatto d'ordinamenti economici siasi già pronunziata la suprema parola, ammette la ·possibilità di nuove forme e migliori, purchè queste non contraddicano ad alcuno degli elementi dell'essere nostro, non siano inventate a priori, non imposte per decreto di principe o di popolo, ma pigliando l'uomo com'è, e rispettando le sacre basi del civile consorzio, si rivelino come il naturale portato dello svolgimento sociale, come la sempre più perfetta incarnazione dei principii dell'umana natura .. La scienza vera riconosce la possibilità e i vantaggi dell'associazione produttiva, ma in pari ~empo addita i limiti entro cui dovrà circos<;i-iversi,determina le condizioni senza di cui non potrà prosperare ». Deve ritenersi molto utile che si sia trovato un mezzo attraverso il quale i lavoratori possono migliorare la propria condizione, assicurare la propria indipendenza, sorgere a stato di capitalisti. È anche giovevole che l'organizzazione cooperativa permetta di affrontare con maggiore larghezza di quanto farebbe un capitalista privato, il problema della disoccupazione. Infine la cooperazione argina potentemente il pericolo che l'operaio si trasformi nell'ingranaggio di una macchina, « l'operaio per l'interesse che ha nel negozio comune, per la conoscenza che dee pigliare del complessivo andamento dell'impresa, per la sorveglianza che esercita,
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