COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMICA ITALIANA 613 del risparmio, il saggio impiego della ricchezza, il valore della proprietà e della libertà. Quale fu l'atteggiamento di questi economisti di fronte alle prime forme di associazione dei lavoratori? Lasciamo da parte quelli che reputavano esser stato il mondo sempre uguale a se stesso in rapporto ad una natura umana invariabile, senza esigenze, senza problemi, senza fedi. Prendiamo in considerazione quelli che vedevano nella libertà la molla prima del progresso civile. Per costoro l'associazione non era contraria ai principi della scienza, salvo il caso che essa non si ponesse contro l'economia di mercato. Bisogna sottolineare fin da questo momento l'importanza della distinzione, perchè in seguito la disputa maggiore fra liberisti e fautori degli interventi statali si impernierà propro sulla questione dei favori e degli aiuti concessi dallo Stato alle cooperative. Per allora il movimento cooperativista era agli iniz1i e tanto debole da non provocare la discussione, che emerse più tardi con vivacità e talora con violenza. Per renderci conto della posizione dei più illuminati liberisti rispetto alla cooperazione negli anni immediatamente successivi all'unità nazionale, esamineremo il pensiero del Nazzani. Emilio Nazzani (1832-1904) insegnò Economia politica nell'Istituto tecnico di Forlì dal 1862 al 1886(7). Seguì i princìpii della scuola classica che espose sistematicamente nel suo compendio (8), che fu largamente adottato nelle scuole che il Cossa considera come il migliore in Italia (9). Il Ferrara scorse delle incrinature di tipo germanico in un saggio sulla Teoria della rendita del 1872 (rn). Nel 1865 si pubblicava in Forlì una lezione tenuta in quell'anno (7) Dei dati biografici degli autori, riferiamo solo quelli che hanno un rapporto diretto con la presente trattazione. (8) Sunto di economia politica, Forlì, 1873. L'opera ha avuto moltissime edizioni. Dopo la morte dell'autore il Loria ne curò la decima edizione. Nel 1925 apparve la diciannovesima edizione curata dallo stesso Loria (Forlì, Editrice Bianca Nazzani, 1925). È interessante sottolineare il rapporto tra il Nazzani ed il Loria, che considerava il primo come maestro. (9) L. CossA, Introduzione al'o studio del 'economia politica, Milano, U. Hoepli, 1892, p. 522. (10) F. FERRARA, Il germanismo, cit., p. 996 ss.
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