Nullo Baldini nella storia della cooperazione

COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMICA ITALIANA 6o3 viduali, tendeva fatalmente alle contradizioni, al contrasto, al monopolio despotico della ricchezza. Tra questi <lue estremi di economisti classici e di socialisti demolitori, si frammetteva una scuola di economisti storici o sperimentali. Questa non enunciava a priori né l'armonia, né la contradizione; investigava il mondo qual era e non quale avrebbe dovuto essere; e fra le tenebre e la luce si proponeva di studiare le penombre dei problemi sociali ». Citiamo espressamente dal Luzzatti, perchè si veda come i contemporanei hanno sentito e interpretato la storia delle dottrine dei tempi loro. Il Luzzatti voleva fondere le due scuole in un ragionevole eclettismo. « La scuola storica in economia politica è stata più temperante di quella del diritto e grazie ad alcuni intelletti superiori ha presto associato allo spirito storico le induzioni che acconsentano di formulare i fatti e di sottoporli all'impero di leggi universali. Nella quale associazione è il vero equilibrio della forza scientifica, l'eccellenza del metodo. Alle linee ideali, dirette e inflessibili dei principi, coordinare gli ondeggiamenti della realtà esplorata col senso storico, la quale ne determina la ragione dei lirniti; non violentare i fatti perchè si disciplinino a forza sotto l'impero delle teorie, ma dubitare del loro valore assoluto quando queste non spiegano quelli; considerare le leggi come entelechie dell'intelletto, le quali contengono i caratteri generali dei fenomeni sociali quasi in recipiente provvisorio ed elastico disposto ad allargarsi o a restringersi secondo che i fatti nuovi o i vecchi meglio esplorati lo impongono; fondere in un eclettismo razionale le due scuole e i due metodi ». Il Luzzatti dà della scienza economica italiana un giudizio meno entusiastico di quello offertoci dal De Laveleye. Ricorda la scuola di Napoli, che aveva sempre tenuto conto dei progressi scientifici dei tedeschi nelle scienze giuridiche; a Padova il Messedaglia e il Cossa a Pavia « avevano additato un metodo nuovo e più fecondo nella storia della economia : nel valore dei metodi e nell'applicazione della statistica alla scienza sociale, davano una grande e degna importanza agli studi tedeschi ». Intorno a loro era cresciuta una generazione di giovani ardenti fam i riarizzata cogli seritti di Roscher, Knies, Hildebrand, colla rivista del Faucher. Questa scuola fu chiamata erroneamente lombardo-veneta per-

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