COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMICA ITALIANA 6oI Avend0 per dogma l'unicità del modello teorico, naturale e quindi universale, il Ferrara respingeva qualsiasi intervento, anche quelli che a noi sembrano quasi fuori di discussione. In ogni caso, per chi non accetti l'unicità del modello, egli difendeva la coerenza della politica economica al sistema dell'economia di mercato. « Ciò che, come carattere distintivo de' Professori tedeschi, merita di essere combattuto, non si aggira sul campo propriamente teorico, ove anzi potremmo esser loro ben grati per qualche lampo di nuova luce che taluni di essi han gettato sull'analisi delle verità fondamentali; ma si aggira su quella perpetua confusione che han fatta, tra la Scienza e l'Arte, nonostante lo sforzo con cui, almeno in termini generali, l'avvertano e dicano di volerla evitare; confusione che li conduce a deificare lo Stato, facendone l'inizio e la .fine delle loro indagini, anzichè dedurre, da principii ben ponderati, il suo vero ufficio, la sua legittima missione. D'altronde, nulla di più fantastico ed arbitrario, che il concetto medesimo dello Stato, secondo loro. Lo han preso come un ente reale; se lo .figurano tal quale lo trovano dipinto in un trattato giuridico, in una qualsiasi .filosofiadel diritto o della storia; non san ricordarsi che tutto ciò è un ideale, un'aspirazione, una ipotesi, mentreché nel mondo pratico lo Stato fu sempre e sarà il Governo, il gruppo degli uomini che comandano; ì quali vanno pesati, non con le virtù ineffabili che all'ente ideale si attribuiscano, ma con gli errori, gli interessi, le passioni, indivisibili dall'essere umano. Quindi è che qualunque Economia fondata su codesto falso concetto, sarà falsa di sua natura; le attribuzioni che converrebbero ad uno Stato ideale, divengono altrettante assurdità tostoché si concedano allo Stato reale». « Ora, - concludeva il Ferrara - se una Economia politica nacque ed esiste nel mondo, tutta la sua ragion d'essere sta appunto nel bisogno logico di distinguere tra l'idealità dello Stato e la realtà del Governo. Negata, com'è mestieri negare, l'essenza angelica a coloro che facciano ed impongano le leggi, si va direttamente e forzatamente a conchiudere in favore della più ampia libertà d'azione negli individui, unicamente contemperata dalle naturali e imprescindibili necessità della convivenza, non paralizzata, inceppata, corrotta, dal primo sistema che la fantasia filosofica possa mai architettare, un giorno affermando la schiavitù come cardine dell'umano consorzio, un altro speculando i misteri del fine cosmico ».
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