600 LUIGI DAL PANE incoraggiatore di giovani, un maestro di indagini e non di teorie (6). La continua dimestichezza con tanti autori e idee e dottrine gli aprivano l'animo a vasti orizzonti e gli facevano sentire viva l'esigenza di una risposta ai problemi nuovi che la sua età andava maturando. Fu quindi, per tale aspetto, veramente grande il merito suo e degli altri economisti che in tanto sforzo gli furono alleati e vicini, perchè evitarono alla cultura economica italiana il grave pericolo di rinchiudersi in un provincialismo vecchio ancor prima di nascere. Ma sia al Cossa, sia agli altri economisti che vengono compresi sotto la denominazione di scuola lombardo-veneta o padovana, mancò la forza di ·staccarsi dal vecchio tronco del liberismo e di dar vita ad una teoria, che costruisse il modello teorico di una nuova forma economica. Il dissenso quindi con i classici ebbe più un contenuto politico, pratico, che dottrinale, fu un dissenso più di arte eh~ di scienza. Mancò alla scuola, in una parola, la consapevolezza dì quanto è proprio della scienza e di quanto all'arte appartiene, perpetuando così l'equivoco dei classici, ma aggiungendovi una confusione maggiore. I classici, pur identificando la scienza con l'arte per il loro miope universalismo, avevano però costruito un modello teorico di essenziale valore e gettato così le fondamenta incrollabili della scienza. Il Marx, per procedere innanzi nella sua via, aveva dovuto prender le mosse dai classici e aveva con grande chiarezza dimostrato che si può parlare di leggi economiche solo in rapporto ad una determinata fase storica, il che può esprimersi, in termini più moderni, a una determinata ipotesi. I socialisti della cattedra invece aggiungevano ai vecchi equivoci nuove confusioni, cer<:andodi introdurre nella teoria istanze pratiche che la teoria respinge-Va.Fra queste va annoverata l'intrusione della morale nell'ecoriomia, del tutto giustificata quando si tratti di formare regole d'arte e norme di condotta, ma senz'altro illegittima quando si vogliano costruire dei modelli teorici. Ridotta nei suoi termini essenziali, la protesta del Ferrar a riguardava dunque la politica economica e in modo specifico l'intervento dello Stato nell'economia. Il quale intervento a lui, liberista ad oltranza, in linea teorica e in linea pratica, appariva denso di pericoli. (6) L. DAL PANE, Prefazione a L. CossA, Saggi bibliografici di Economia politica, Bologna, Forni, 1963.
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