Nullo Baldini nella storia della cooperazione

COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMICA ITALI ANA 599 né era ancora passata sulla nostra cultura la ventata chiarificatrice e illuminante di Antonio Labriola. Di Karl Marx si incominciava appena a parlare per sentito dire. Eppure il Ferrara mostrava già per il grande socialista tedesco una altissima stima (5). Il movimento socialista si coloriva allora in Italia, sia per realtà di cose, sia per lo strepito che gli avversari gli facevano intorno, delle tinte più accese, era insomma quello che il Ferrara chiamava « il socialismo della piazza ». L'atteggiamento dei ceti intellettuali, di fronte al movimento operaio, fatta eccezione di quei pochissimi che erano entrati a bandiere spiegate tra le file degli internazionalisti, era, a dirla in breve, di due specie. I molti lo consideravano un fenomeno patologico da curarsi con misure poliziesche e con la repressione, i pochi invece lo facevano oggetto di attento esame e si domandavano se non fosse il caso di eliminare le cause da cui le agitazioni ed il socialismo nascevano per necessità. In Germania era sorta una robusta schiera di studiosi che si ponevano il problema, sentivano la sua urgenza e cercavano di risolverlo accettando le vie dell'intervento statale. In tale intervento il Ferrara scorgeva una sottospecie di socialismo, quello cosiddetto della cattedra. Il contatto fra la cultura italiana e quella tedesca si effettuò nei primi tempi dell'unificazione specialmente attraverso quegli studiosi, che erano nati o s'eran formati nelle province già sottoposte all'Impero austro-ungarico e che avevano familiarità con la lingua tedesca. Essi furono il tramite, attraverso il quale filtrarono in Italia i nuovi indirizzi della economia politica. Singolare è a tale proposito l'esempio di Luigi Cossa (1.831-1896), che fu maestro di altissime qualità, anche se teorico privo di vedute originali. Egli fu uno dei principali divulgatori del pensiero economico tedesco - e non solo tedesco ~ in Italia, un esploratore infaticabile nel campo della storia delle dottrine, un bibliografo eruditissimo, un indefesso promotore di ricerche ed (5) << Si può, senza dubbio, - scriveva il Ferrara nel citato articolo - prendere un poco a gabbo le argomentazioni del gruppo che si raccoglie sotto Lassalle; ma non sarà con quattro frasi declamatorie, che si giungerà a denudare il sofisma di Carlo Marx. Proudhon, di fronte a lui, è un pigmeo. Chi legga Il Capitale di Marx si guardi bene sin dalle prime parole: se non ha la lira di Orfeo, si assopirà fatalmente sotto le melodie di questa rude Sirena e romperà sugli scogli:>.

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