VI. L'ESPERIMENTO DI OSTIA Ma quale marcia possono fare i lavoratori se sono tanti e la terra scarsa è anche scarsamente produttiva? La convinzione che occorra sfollare l'ambiente ha sempre dominato le autorità nonchè i dirigenti del movimento cooperativo e sindacale. Da ciò la « avventura di Ostia», la prima migrazione di massa effettuata con l'intenzione precisa di bonificare terre incolte, anzi paludose, e di stabilirvisi come in effetti è avvenuto a datare dal 4 novembre 1884, giorno della partenza dei 500 braccianti. I legami della figliazione ostiense con l'Associazione di Ravenna sono stati intimi e intesi nei primi tempi, poi si è avuta l'autonomia, poi l'inserimento nel mondo pontino. Già nel 1920 i pionieri parlavano in romagnolo fra loro ed in romanesco con gli indigeni; oggi i loro figli parlano solo romanesco, essendosi intimamente inseriti in quella società. Romagnoli però restano i cognomi ed i nomi dati alle strade. La « avventura di Ostia» è da giudicarsi come impresa di bonifica compiuta da gente addestrata e rotta a tal genere di fatica. Quando a distanza di circa mezzo secolo è stata iniziata la bonifica delle Pontine e di Maccarese, la colonia romagnola di Ostia aveva già ridotto la terra a produzione pregiata (carciofi, cocomeri, insalate per il mercato di Roma); una oasi contornata di paludi, gestita dagli e1"edidei coltivatori decimati dalla malaria. Ogni giudizio in proposito deve basarsi sul fatto che si tratta di emigrazione di massa, nient'affatto individuale.
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