V. LA COOPERAZIONE AGRICOLA La prima società cooperativa sorge nel 1883 con un nome che può sembrare pomposo, mentre esprime una precisa volontà, una promessa ed un programma: « Associazione Generale Operai Braccianti del Comune di Ravenna». I soci sono esattamente 303, nucleo cospicuo non tanto per il peso numerico, quanto per la direttiva che indicava anche agli « operai » delle altre zone. La qualifica « generale », usata per l'Associazione, indica la volontà unitaria e sottolinea i vantaggi che possono derivare dal fatto di evitare la concorrenza fra questa e le altre imprese similari che assolutamente debbono collaborare. Da notare l'appellativo « operai braccianti». Non si tratta di due categorie diverse, ma della stessa, indicata anche dialettalmente in due modi: i braccianti sono gli operai, gli operai sono i braccianti. Un filologo troverebbe forse il modo di notare con sottigliezza che si tratta di due denominazioni che indicano le stesse persone in due condizioni diverse: braccianti quando sono disoccupati o lavorano nell'agricoltura; operai quando sono occupati nei lavori di terrazzeria. Sta di fatto, comunque, che sull'esempio degli « operai braccianti» i lavoratori di altri mestieri provvidero ad associarsi in cooperative: muratori, fabbri, falegnami, metallurgici, facchini, birocciai e così via. Sull'esempio di Ravenna anche negli altri comuni inizia un analogo movimento associativo. Ognuno di questi organismi, per quanto costituito da lavoratori che si ispirano essenzialmente alla solidarietà di classe, si muove con autonomia nell'ambito del settore operativo delle zone di competenza quindi nel giro di limitati interessi. C'è di più: ognuno ha i suoi propri servizi generali sostenendone gli oneri relativi. E c'è di più ancora: se l'occasione capita di contendersi l'assegnazione di un lavoro, arri-
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