Nullo Baldini nella storia della cooperazione

II. PANE E LAVORO L'opera di Nullo Baldini ebbe inizio in un periodo in cui la fame di terra dei contadini in genere e dei braccianti in particolare non era neppure sorta, tanto appariva aspirazione lontana, irraggiungibile. C'era solo la fame fisica, dello stomaco vuoto, che spingeva la gente sulle piazze a chiedere « pane e lavoro». A chiedere allo Stato, poichè era inutile rivolgersi ai privati: le terre buone erano quelle vecchie già suddivise in poderi occupati dai contadini proprietari o affittuari e dai contadini mezzadri; le terre difficili di bonifica in corso o appena ultimata, erano ancora poco redditizie e troppo aleatorie. Fra i contadini insediati sulle terre vecchie e fertili ed i braccianti cui si riservavano le « larghe » da fertilizzare, l'attrito è sempre stato latente, anzi in atto, anche se scoppiò violento solo intorno al 1908-10. La scelta di Nullo Baldini e dei socialisti non poteva cadere che sulla difesa dei derelitti, i braccianti, che poi furono attratti alle leghe e alle cooperative «rosse>>. La maggior parte dei contadini, come dialettalmente si dice ancora oggi per indicare i piccoli proprietari, i piccoli affittuari ed i coloni mezzadri, apparteneva alle leghe e cooperative « gialle » dei repubblicani. I « bianchi >>non esistevano nella vecchia Bassa Romagna, terra di generosi bestemmiatori e di atei sportivi, capaci allora, assai più di oggi, di insolentire il Signore « eh' un n'iè » (quello che non c'è, non quello che c'è) e la Madonna« ch'an s'acata» (che non si trova, quella che non c'è, non quella che c'è). Il periodico « L'Asino » di Guido Podrecca era molto diffuso per via dei grassi pretoni che metteva in càricatura e per la cruda verità del riferimento al popolo che è « utile, paziente e bastonato » proprio come l'asino. Del resto è nota l'influenza della caricatura sui semplici: la fortuna del1'«Avanti! » non l'ha forse fatta Scalarini?

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