SINDACATO E COOPERATIVA AGRICOLA NEL RAVENNATE 571 ventura di affrontare le critiche dei dottrinari specializzati nell'arte del bizantineggiare, com'era in uso alla Libera Università della Cooperazione. Ma Nullo Baldini venne, salì in cattedra e svolse un concetto solo, lo stesso che cercava di mettere in testa a me, ogniqualvolta riuscivo ad intrattenerlo sulla teorica della cooperazione quale mi veniva insegnata in quella Università. Ecco il concetto di Nullo Baldini: « la Cooperativa dove operare come operano le aziende private con cui è a confronto; pagare il personale nè di più, nè di meno, con- stretta osservanza del!'orario di lavoro sindacale; il confronto deve vedersi nei risultati di bilancio; la solidarietà, la fratellanza, la mutualità, la soddisfazione del lavoro compiuto in casa propria, sulla propria terra, debbono essere elementi aggiuntivi per il bilancio delle cifre». Ripeto: Nullo Baldini non era un oratore, ma parlava delle sole cose essenziali, con tale chiarezza ed esattezza che riuscì ad imporsi anche ad un uditorio così difficile ed ansioso di pignolerie. Fu un successo al quale non mancai di partecipare aggiungendo, nella discussione che sempre seguiva le lezioni, l'altro postulato che da lui avevo appreso e cioè che io sviluppo dello spirito imprenditori.aie nei lavoratori è possibile solo con la piena applicazione delle libertà democratiche: la libera scelta degli amministratori è la condizione necessaria per l'affermazione dell'idea cooperativa. Un tal discorso segna condanna per quel che sarebbe accaduto con la cooperazione fascista ed anche con certe forme di questo dopoguerra e di tutte le forme di cooperazione malsana nelle quali i dirigenti non sono liberamente nominati nelle assemblee dei soci, ma imposti dall'alto. Eravamo nell'ottobre 1922: Nullo Baldini era praticamente confinato a Roma, i locali della Federazione delle Cooperative di Ravenna erano già stati anch'essi incendiati dai fascisti; la cosiddetta marcia su Roma era in atto, negli uffici di via Panisperna il vecchio Gualdi di Cervia (portiere, fattorino, guardia del corpo) teneva sempre il coltello pronto perchè « se vengono e toccano Nullo li sbudello tutti». Il fascismo arrivò al potere e per Nullo Baldini era finita, in Italia. Dopo qualche tempo, difatti, partì per Parigi dove costituì cooperative italiane per lavori pubblici all'estero. Nell'accompagnarlo alla stazione di RavennaJ percorsi il breve tratto che separava la sua abitazione dalla stazione ferroviaria sotto il peso di due delle sue pesanti
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