Nullo Baldini nella storia della cooperazione

57° ALDO P:\GANI sto al Partito si preferiva farlo parlare nelle sale dei circoli, anzichè sulle piazze. Per i comizi di piazza i socialisti ravennati avevano Giovanni Bacci e Umberto Brunelli che parlavano « a braccio», con voce potente (i microfoni non esistevano). Nullo Baldini, invece, parlava in" pubblico come in privato, allo stesso modo, con lo stesso tono dimesso, solo e sempre su argomenti concreti, con un foglietto di appunti in mano, proprio alla maniera di Filippo Turati; al contrario però di Filippo Turati (che era avvocato e grande oratore) il foglietto non conteneva l'iter concettuale da seguire bensì cifre, le cifre che aiutano a capire il senso della realtà e anche quello della storia, specialmente quando si sta costruendola. Per far progredire con la massima rapidità la causa dei poveri bisogna conoscere rarte dei conti esatti e della esatta interpretazione dei dati statistici. Nullo Baldini aveva siffatta personalità. Chi gli era vicino sapeva da quale profonda ispirazione ideale e sicurezza di dottrina traessero origine quei discorsi semplici, corredati di cifre e fatti, alla buona, come al caffè fra amici. La piazza romagnola voleva essere trascinata (e forse lo vuole ancora) da un pizz~co di demagogia ed anche per questo fece giustizia del monarchico conte Rasponi e del repubblicano Ulderico Mazzolani. Ma Nullo Baldini, più lontano del monarchico e del repubblicano dalle esigenze dì quella piazza, riuscì ad imporsi ugualmente: « Nullo fa bene le cose che dice male». Così lo chiamavano, Nullo, in segno di affettuosa confidenza e significava « il nostro Nullo». Nessun altro esponente, in Romagna, è mai stato indicato col solo nome di battesimo eccezion fatta, forse, per uno dei suoi più attenti, efficaci ed illuminati collaboratori, Camillo Garavini, che ~r gli alfonsinesi è stato sempre « Camilè ». P~ò se qualcuno l'avesse indicato come Garavini, tutti avrebber.o capito di chi si parlava; mentre se qualcuno avesse parlato di Baldini, senza quel Nullo davanti, nessuno in Romagna avrebbe capito: per la gente era Nullo oppure Nullo Baldini. Se fosse qui a leggere queste righe, Nullo Baldini direbbe che si trattava solo della suggestione per un nome raro e di un cognome assai comune in Romagna. Può darsi, ma non si può escludere la grande suggestione esercitata dalle rare qualità personali. Torniamo alle due lezioni che Nullo Baldini doveva tenere alla Università della Cooperazione e all'ansioso stato d'animo di un allievo ingenuo che temeva per l'ammirato uomo d'azione chiamato all'av-

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