Nullo Baldini nella storia della cooperazione

I. RICORDI PERSONALI La Libera Università della Cooperazione, in Roma, aveva per presidente Luigi Luzzatti e per direttore Mario Casalini. Al corso estivo del 1922 gli allievi erano numerosi e, come sempre, della più diversa origine sociale ed estrazione politica. Come del resto i docenti. Lezioni e discussioni straripavano di continuo sul terreno scabroso della teoria politica, anche perchè al di fuori la marea fascista saliva rapidamente, senza che i dottrinari se ne rendessero conto, fiduciosi come erano nella presunzione che borghesia e monarchia fossero insuperabili bastioni per la difesa degli « immortali principi». Chi veniva dalle provincie padane non era nè ottimista, nè insensibile agli avvertimenti. E Nullo Baldini che agiva sul terreno della realtà operativa e la pensava come Filippo Turati, che della politica aveva una Tealistica visione, ammoniva che chi è al Governo nomina i Prefetti e che i Prefetti fanno quel che il Governo vuole: impedire per esempio gli incendi, le bastonature, i soprusi delle squadre armate e coraggiose solo per la protezione o l'indifferenza della polizia. Del resto, le cooperative bruciavano ed i cooperatori venivano bastonati. Perchè tanta teoria in un corso sulla cooperazione, quando la Democrazia politica stava per tramontare? Quel che più colpiva la mia mente di allievo, più ingenuo e più provinciale del necessario, era il tono astratto dell'insegnamento, la eloquenza degli insegnanti, le capacità di interferenza degli allievi (a dire il vero in gran pa·rte maturi anche di età). E mi preoccupava quel paio di lezioni che Nullo Baldini aveva accettato di svolgere: come se la sarebbe cavata in un ambiente di tanto cavillosi teorici? Nullo Baldini non era un uomo d'oratoria; neppure nei comizi politici sapeva dire nulb di più dello stretto necessario, e lo stretto necessario escludeva sia ìl volo retorico che la frase d'effetto. Per que-

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