SERGIO NARDI limento politico, come forza presente e incisiva, delle organizzazioni cooperative, an_che se di converso si creano stimoli ideologici per il loro sviluppo e rafforzamento. La scissione del 19ro è dunque ur~a svolta decisiva, non solo e non tanto in campo politico, ma anche a livello cooperativo. Svolta che introduce non pochi elementi di confusione e di coaticità, i quali predureranno per oltre un decennio fino all'avvento del fascismo, con conseguenze disastrose per l'unìtà contadina e le lotte agrarie in ispecie. Nella scissione vengono in luce e si manifestano le debolezze e i limiti della politica socialista nelle campagne. E con questa linea politica esce sconfitta anche l'ala più intransigente e massimalista che l'aveva sostenuta. Zirardini, sia pure per motivi d'onore, deve lasciare la direzione della Camera del lavoro e recarsi a Ferrara a dirigere quel movimento sindacale (67). A dieci anni di distanza le parti s1 invertono, allora Baldini diede le dimissioni dal partito sotto l'incalzare delle critiche integraliste e intransigenti portate al movimento cooperativo, ora è Zirardini che per la sconfitta dell'intransigenza màssimalista deve lasciare la Camera del lavoro e Ravenna. Ma il 1910 non è solo l'anno in cui la politica agraria socialista mostra i suoì limiti, vengono pure in luce le debolezze del movimento cooperativo romagnolo. Con una serie di interviste e di articoli sul Giornale d'Italia, Gaetano Salvemini attacca con veemenza la politica delle cooperative romagnole. Ponendo il problema del Mezzogiorno come P!oblema della società italiana e quindi di tutto il proletariato, scopre i limiti corporativi e ristretti all'ambito locale proprt delle organizzazioni dei· braccianti della Val padana. « [ ... ] Ne nasce che ,kquesti_ gruppi operai e quei rappresentanti politici, che sono a contatto con essi e ne condividono la psicologia, pur essendo convinti di essere buoni socialisti, compiono in realtà la peggiore opera antisocialista. Perchè nel campo economico attirano artificialmente verso determinati gruppi della classe lavoratrice un insieme dì favori, che sono pagati dalla classe intera: e così i più forti diventano più forti e i più deboli diventano più deboli, e cresce il dislivello fra gli uni e gli altri [ ... ] » ( 68). (67) Si veda il saggio di A. Bertondini in questo stesso voiume. (68) G. SALVEMl.'I, Tendenze vecchie e necessità nuove del movimento operaio italiano, Bologna 1922, ora in Movimento socialista e questione me-
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