Nullo Baldini nella storia della cooperazione

SERGIO NARDI nella pratica perseguono obiettivi che si incontrano nella costruzione di un movimen~o che isola i braccianti dal contesto politico della società. Massimalistì e riformisti imperniano la loro politica esclusivamente sulla figura del bracciante. Se sul versante della lotta sinda~ cale si conquistano migliori salari e nuove fonti di occupazione attraverso i lavori pubblici, queste favorevoli condizioni non possono essere abbandonate agli appaltatori e agli affittuari. Così si integra la lotta di resistenza con lo sviluppo del movimento cooperativo che sull'altro versante, con l'assunzione dei lavori pubblici e delle affittanze, rafforza le conquiste. E poichè il partito è abbassato al ruolo di mediazione di interessi economici, suo compito è la conquista dei Comuni per la tutela dei lavoratori attraverso appositi uffici e con la cessione dei lavori pubblici, delle terre demaniali e delle Opere Pie alle loro organizzazioni (64). È la pratica del municipalismo aperta nel 1889 con la parola d'ordine del}'« assalto ai Comuni ». Così per la forza organizzativa ed economica che i braccianti dispongono, si ritiene giunto il momento di realizzare quanto era già statò posto nel lontano 1889: le macchine debbono essere di proprietà di coloro che lavorano e producono, appunto i braccianti (65). Nello scontro fra braccianti e mezzadri, fra socialisti e repubblicani, si verifica una divisione verticale che passa per entrambe le categorie: i braccianti repubblicani si accordano coi mezzadri del loro stesso partito e così i socialisti. La scisisone determina nuove condizioni nel movimento cooperativo. Sopravviene in un momento delicato di transizione quando ancora non si è consolidata l'opera di organizzazione delle coopera- - ,. (64) Sulla funzione dei Comuni si vedano su La parola dei socialisti, anno IX n. 42 r, 25 luglio 1907, le conclusioni del Convegno dei consiglieri comunali e provinciali socialisti, tenutosi a Roma dall'1 al 3 luglio 1907. (6s) Una questione vecchia quella delle macchine, tanto che, a part ire dal 1889, si sono sempre avute nel ravennate manifestazioni di luddismo . L'uso della falciatrice è consentito nei poderi a mezzadria solo dopo la vittorio sa conclusione della lotta per l'abolizione dello scambio della mano d'opera . elle aziende di recente bonifica, falciatrici, voltafìeni e rastrelli sono esclu si dalle operazioni colturali che vengono eseguite con l'impi,ego di molta mano d'opera, data la vasta estensione delle foraggere. Si veda Congresso delle Coo perative braccianti ddl=e provincie di Bologna, Ravenna, Ferrara e Forlì, Disoccupazione braccianti, ecc. cit., p. 8-9. Relazione di N. Baldini e- A. Evangelisti. Si veda pure Guzzrnr, Le imprese agricole cooperative, ccc. cit., p. 57 e p. 62.

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