Nullo Baldini nella storia della cooperazione

PROFILO DI NULLO BALDINI cianti, guidata dal!'Armuzzi, si recò a Napoli, alla reggia di Capodimonte, e presentò a re Vittorio un album artistico con una lettera d'accompagnamento scritta da Nullo (25). Era ormai troppo! Le critiche non si fecero attendere. Dapprima cominciò la stampa monarchica, poi quella repubblicana. L'attacco più pesante venne dal «Risveglio» di Faenza. Il 6 novembre, la direzione della Federazione collegiale socialista di Ravenna dovette intervenire: in una lettera a Nullo, dopo avergli dichiarato che la firma da lui apposta « sotto un recente atto della Società Braccianti » aveva assunto « significanza politica », lo invitava « pel decoro del Partito » e suo « a voler dare le informazioni e gli schiarimenti necessarii a tranquillizzare voi, noi ed anche il Partito». Nullo rispondeva da Roma, 1'8 novembre: « Col firmare quale Segretario dell'Associazione Braccianti la lettera d'accompagno di un album al Re, io non ho inteso di fare alcun atto politico che suonasse rinunzia a' miei principii perchè sono e rimango quale fui. Quel mio atto non deve essere giudicato in sè, ma alla stregua di tutto quanto sto adempiendo da un anno a questa parte per la salvezza e la sistemazione dell'Associazione. Io non potevo nè dovevo abbandonare l'Associazione in un momento cotanto difficile per essa e contribuire così ad una grande rovina. Se l'associazione in certi atti ha potuto errare dovete considerare tutto il bene che ha arrecato in momenti difficilissimi alla classe operaia del nostro paese. Del resto io non intendo sottrarre l'opera mia al giudizio dei miei compagni. Adempiuto all'obbligo che mi sono assunto di contribuire di Ostia; « Corriere di Romagna», 3 novembre 1900, Il cuore del Re pei braccianti di Ravenna; « La Libertà », 12 novembre 1900, Elargizioni reali. (25) Ecco il testo della lettera: << Sire, Consacrare in ordinato documento la memoria del nostro lutto e del nostro dolore per la tragica scomparsa del Re benefattore era dover nostro e l'abbiamo compiuto. Compiamo ora quello di rassegnare a Vostra Maestà, l'esemplare del nostro memore omaggio ed abbiamo fede, che il nome venerato del Re compianto interceda per esso il sommo gradimento della Maestà Vostra. Ed un'altra speranza ci lusinga: che la Vostra Maestà ci continui la Paterna benevolenza e che di essa la M:iestà Vostra ne giudichi non indegni noi stessi. Sire, La Maestà Vostra accolga l'espressione della riconoscenza nostra sincera e profonda. Essa muove da cuore leale, per cui la gratitudine è religione che non si sconfessa mai» (« La Libertà», 14 gennaio 1914).

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