Nullo Baldini nella storia della cooperazione

JL :\-10\.1:1'-JEKTO COOPER:\T!\'O R.\VE:-:~ATE, ECC. zione attraverso la domanda (23). Ma è questo riequilibrio che i proprietari ravennati cercano di ostacolare. Essi hanno ottenuto, con le bonifiche, l'accrescimento del valore della proprietà e le loro aziende, con l'introduzione di nuovi mezzi produttivi e con una più razionale organizzazione, hanno raggiunto un grado di produttività relativamente elevato, che permene anche l'acquisizione di una rendita e di profitti differenziali rispetto alle aziende meno dotate, in particolare quelle del Meridione, cioè nei confronti di quella vasta zona agraria in cui la produttività è inferiore alla media e sulla cui base si determinano i prezzi di mercato dei prodotti agricoli difesi a loro volta dalla politica protezionistica (24). Ora ì proprietari ravennati cercano di mantenere le rendite e i profitti al livello massimo possibile attraverso la conservazione del rapporto produttività-salari al punto più alto possibile. Per raggiungere questo obbiettivo due sono le sèrade che perseguono. Da una parte si cerca di invertire la tendenza al monopolio della manodopera, che l'integrazione fra sindacato e cooperative crea sul mercato del lavoro per ritornare ad un mercato libero, cioè alla libera disponibilità del lavoro da parte del capitale, per frenare la dinamica salariale che le organizzazioni sindacali realizzano con le lotte, comprimendo i salari ai livelii più bassi. Per questa strada l'unico mezzo è quello di colpire le organizzazioni operaie nel punto della loro maggior forza: l'esecuzione dei lavori pubblici. Diminuendo o sottraendo questi lavori al movimento cooperativo si colpisce così tutto il sistema organizzativo dei lavoratori. Dall'altra parte si destina il capitale ai soli investimenti agrari di esercizio (macchine, concimi, sementi, ecc.) per elevare al massimo il prodotto ricavabile da ogni unità lavorativa impiegata, incrementando la produttività senza effettuare investimenti fondiari. Tant'è che il direttore della Cattedra ambulante di agricoltura, Adolfo Bellucci, rileva a più riprese, dal 1907 al 1910, sulla Rivista Agricola Commerciale della Provincia di Ravenna il basso liYello degli investimenti (23) G. CARocc1, Giolitti, ecc. cit., p. 48. (24) Per quanto riguarda la parte teorica di questi problemi si veda K. KAUTSKY, La questione agraria, Milano 1959, p. 85 ss. Per la parte storica E. SERENI, Il nodo della politica granaria, in Politica ed Economia, anno li n. 12, anno III n. 1, 2, 3, 4, 6 (1958-1959).

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