Nullo Baldini nella storia della cooperazione

PROFILO DI NULLO BALDINI 39 pubblicani ma non traditori» (18); mandava loro in regalo « parecchi capi abbattuti nella caccia al cinghiale e cert'altri animali, a Pasqua e a Natale di ogni anno alcune migliaia di lire da suddividere in parti uguali a tutti i braccianti a titolo di Buone Feste» (19); passò poi agli aiuti fìnaziari alla cooperativa (20). « Socialisti del Re », si incominciò a dire dei braccianti romagnoli: e l'appellativo, in gran parte rispondente al vero, ebbe fortuna! Esso però non stava ad indicare certamente una conquista del socialismo: una parte dei braccianti della Colonia di Ostia pareva aver perduto la visione della vita e della lotta che è propria del proletario e del proletariato socialista; la base ed il partito socialista di Ravenna assistevano ancora in silenzio all'indirizzo che prendeva la Colonia di Ostia, ma disapprovavano per molte, per troppe ragioni. Già l' « Avanti! », commentando la partenza dei braccianti, « falange sacra <lel lavoro e della massima civiltà umana», aveva ricordato le mete del socialismo: « Il diritto al lavoro, prima; il diritto al capitale, poi»; ed aveva ammonito: « Noi aspettiamo a quel momento la borghesia. Voi non avrete più allora, o amici braccianti, nè sindaci che v'accompagnino, nè banchieri che si degnino di trattare con voi. Contro ai vostri petti - probabilmente - vedrete puntare i fucili od i cannoni » (21). E quando nell'ottobre del 1899 all'Associazione Braccianti, in seguito a concorso indetto dal Ministero di Agricoltura e Commercio, venne assegnato il primo premio di 5.000 lire per l'opera di bonifica nell'Agro Romano e in quello ravennate, e Nullo e Armuzzi vennero insigniti di medaglia d'argento per il modo con cui erano state tenute la direzione e l'amministrazione dell'azienda sociale, (19) Diario di Dario Missiroli, cit., loc. cit., p. 38. (20) Scrive il Missiroli: « Mio padre lusingato dalla fiducia regale, dalla incondizionata bontà con cui la Maestà lo confortava si permise chiedere aiuti finanziari per la Cooperativa. Ottenn~ molte decine di migliaia di lire per costruire case e anzi una volta il Re gli disse: Ma dimmi Evaristo questo denaro che io faccio dare ai tuoi compagni per lavori di bonifica e case chi lo amministra?» (Diario di Dario Missiroli, cit., loc. cit., p. 39). Le elargizfoni di re Umberto furono di IO mila lire in un primo tempo, e di altre 50 mila in un secondo tempo (v., in merito, <<Corriere di Romagna», 15 novembre 1900, La Cooperativa dei braccianti e la magnificenza del Re). (21) <<Avanti!», 27 aprile 1884, / Braccianti di Ravenna.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==