Nullo Baldini nella storia della cooperazione

IL MOVIMENTO COOPERATIVO RAVENNATE, ECC. 441 zione e dal profitto dei rivenditori, poichè il problema primo è quello di avere garantito un salario. Non può essere neppure la cooperazione di produzione e lavoro fra operai, disoccupati e non, o artigiani, per sottrarli allo sfruttamento degli imprenditori o per meglio utilizzare il potenziale economico dato dalla qualificazione profes- ~ionale, poichè si riferisce a manovalanza il cui unico requisito è la resistenza fisica alla fatica e la cui occupazione non è stabilmente legata all'assetto produttivo di singole aziende, ma ad operazioni cicliche da compiersi in numerose aziende agricole, derivanti dall'andamento stagionale delle colture, e a lavori pubblici. Tanto meno può essere la cooperazione di credito, mancando qualsiasi presupposto economico per ricorrere a tale forma di organizzazione. Poichè il bracciante non ha ancora assunto una posizione ben precisa nell'assetto produttivo, non essendosi ancora concretato in forme definite il processo di introduzione del capitalismo nelle campagne, la sua occupazione e il suo salario dipendono quasi esclusivamente dai lavori pubblici e dalla risaia, che è un elemento fondamentale della bonifica. La cooperazione fra i braccianti non può quindi che esercitarsi nell'assunzione di detti lavori per sottrarre i lavoratori alle specula_zionideglì appaltatori, cioè per un più giusto salario, per sollecitare nuovi lavori e quindi nuove fonti di occupazione, per distribuire equamente il lavoro fra la massa dei braccianti attraverso il collocamento per turni. In questo modo si valorizza ì1 bracciante in quanto lavoratore e in quanto imprenditore, emancipandolo dalla soggezione agli intermediari che si pongono fra il capitale e il lavoro. La cooperazione ravennate e romagnola si inserisce così con originalità nei problemi posti dallo sviluppo economico ed interviene direttamente nel processo produttivo. Ma per la coscienza teorica dei rapporti sociali propria delle analisi fatte dai socialisti si scambia un effetto dell'introduzione del capitale nell'assetto produttivo, gli appaltatori, per la causa delle condizioni dei lavoratori: ne deriva che, colpendo o eliminando gli appaltatori si intende e si crede di colpire la causa, cioè il capitale. L'azione della cooperazione resta così interna all'ambito stesso del sistema. Nella costituzione delle prime cooperative ravennati si ritrova la fondazione di que.i principt sui quali sì incardinerà poi ogni ulteriore sviluppo: il reperimento e l'assunzione di lavori, specie di quelli pubblici, e la colonizzazione e la emigrazione interna.

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