SERGIO NARDI noscimento delle storture che l'attività del'..ecooperative così orienta~a e indirizzata, come strumenti chiusi in se stessi, ingenerano nella classe operaia e nel socialismo. Ma il giudizio Politico più lucido sull'attività della cooperazione e delle colonie agricole, così come oggettivamente si era venuta configurando, è dato dall'allora giovane Filippo Turati: « [ ... ] Se il suo progetto [Rossi] verrà discusso, corretto e attivato, sarà un'utile valvola di sicurezza anche per conservatori, uno sfogo a velleità agitatrici che oggi non senza ragione turbano il sonno dei timidi. Per essere leale fino allo scruPolo, confesso che non è questa la nostra più viva preoccupazione; tale progetto non esclude definitivamente l'impiego di alcun altro dei mezzi preconizzati di emancipazione. Ma il risultato sarà ìndubbiamente anche quello di inalveare in un '.erreno pratico, pacifico e legale molti moti che altrimenti si esplicherebbero sotto forma di convulsione e di epilessia sociale [ ... ] . Come cittadino credo che la colonizzazione all'interno, con intenti sperìmentali ed emancipativi, valga un Po' meglio delle avventure africane; delle limosine e dei veglioni a favore dei disoccupati; un po' meglio anche delle sterili invettive socialiste e delle eterne dispute astratte sull'organamento futuro (ahimè! quanto futuro, se si va di questo passo!) della società ribattezzata nella rivoluzione. Sul terreno solo dell'esperimento il successo e l'insuccesso sono ugualmente proficui, purchè si cammini ad occhi aperti e senza stolte paure [ ...] >> (u2). Al di là del giudizio, Turati riconosce ed indica esplicitamente i limiti intrinseci all'azione cooperativa. . . Ciò che~Ì Politicamente proficuo si può ricavare per il socialismo è datò dalla sola pratica dell'esperimento, ma a patto che si abbiano sempre presenti i limiti. Preti accomuna Marx e Labriola in questo giudizio, ma l'appunto di Marx e Labriola è rivolto a ridimensionare, da un lato, la convinzione insorgente, e in molti casi assai diffusa, che la cooperazione rappresentasse il fondamento dì una nuova società destinata a sostituire quella capitalistica, e, dall'altro, l'uso politico che se ne faceva. E in una visione più aderente alla realtà e insieme più coerente con le analisi teoriche, apprezzavano, più Marx che Labriola certamente, il valore della cooperazione al fine dell'emancipazione della classe operaia. (112) Il Comune, anno II n. 62, 1-2 febbraio 1885.
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