43° SERGIO 1\iARDI dell'anarchismo e dei contrasti interni ed esterni attraverso cui si sono venuti affermando i nuovi indirizzi costiani, ma è anche opposizione all'idea di fare della cooperazione un semplice mezzo per elevare . gli operai a condizioni di vita meno disagiate. Diversa è la posizione di Costa. Intanto egli rifiuta l'esperienza delle colonie agricole come ebbe a deplorare lo stesso Rossi: « I_••• ] vedrei volentieri che un comitato centrale si costituisse costì [Ravenna], presidente l'Amico Andrea; ma deploro che Costa non abbia mai veduto con fiducia questa proposta [ ... ] » (96). Evidentemente sono presenti a Costa gli insuccessi che già erano toccati ad altre analoghe iniziative, per cui le sue attenzioni sono tutte rivolte alla cooperazione. Come è già stato rilevato (~n), Costa sa bene che, per quanto si estenda la gestione cooperativa, non è possibile conquistare per questa sola via, e tanto meno per pacifica transizione, il socialismo. Egli riconosce che non è coi rapporti che si instaurano all'interno della cooperazione che si possono capovolgere i rapporti capitalistici e sa che è solo con la lotta di classe, la lotta per la conquista del potere sociale, che i lavoratori possono affermare i loro diritti e con essi la « rigenerazione umana ». Proprio per questo non s'illude delle capacità politiche rivoluzionarie del movimento cooperativo e comprende nel contempo il valore e il contributo che esso può dare all'emancipazione della classe operaìa. Inevitabilmente, per l'autorità che gli deriva dall'aver promosso i nuovi indirizzi politici ed organizzativi, Costa non può non scendere in -campo nella polemica che i primì successi della cooperazione, che larga eco av~vano avuto fra l'opinione pubblica, suscita fra i socialisti romagno)!.~~l 10 agosto 1885 in un articolo su Il Messaggero, ad appena un mese dal primo attacco alla cooperazione ravennate pubblicato da Il Comune, Costa prende posizione fra l'intransigenza di qt.:esto e il riformismo utopistico dei dirigenti dell'Associazione. «Certo io non mi illudo [ ... ] su quel che può rendere la cooperazione [ ... ] , fìnchè durino gli attualì rapporti fra capitale e lavoro; ma da ciò che ottennero i braccianti di Ravenna [ ... ] , penso si possa sicuramente indurre quel che si otterrebbe, quando i lavoratori - padroni delle loro (96) Il Comune, anno II n. 63, 21-22 febbraio 1885. (97) R. ZA1'CHERI_. Andrea Costa e le lotte, ecc. cit., p. 17 • ..
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