Nullo Baldini nella storia della cooperazione

SERGIO NARDI vato « dai borghesi, i quali - coscienti del pericolo a cm s1 sono esposti - pensano anch'essi a provvedere)). Nel quadro più generale delle riforme sociali che essi offrono. come tavola di sicurezza alle plebi vì è anche quella di « chiamare gli operai a partecipare agli utili dell'opera loro, insomma a farli acconsentire di essere sfruttati per metà, invece di esser10interamente, e tale peregrina riforma chiamarono cooperazione)). Ma la cooperazione non è altro che un ampliamento del « borghesismo; non emanciperebbe infatti che nuclei di individui non raggiungerebbe perciò Jo scopo che è quello di tendere alla rigenerazione dell'umanità>). E proprio perchè la cooperazione è un palliativo essa ha fallito ovunque la sua prova, e le sorti della classe operaia non sono cambiate. · Ma non solo la cooperazione è un palliativo essa è anche « egoista, in quanto che i cooperatori non si preoccupano se non di quello che li concerne più da vicino. I cooperatori vogliono emanciparsi individualmente dallo sfruttamento capitalistico senza pensare che a loro volta sfruttano quelli che direttamente avranno contribuito allo svilupp6 della loro società)). I lavoratori debbono avere sempre presente che i detentori della ricchezza cercano in ogni momento di ingannarli per tenerli nello stato di soggezione. Perciò la cooperazione e tutti gli altri palliativi « se leniscono momentaneamente, non giovano però a guarire un male che ha [ ... ] così profonde radici. Molto logicamente perciò il socialismo proPone che le grandi sorgenti di ricchezza [ ... ] formino una proprietà collettiva». Così l'articolo termina con un appello affinchè « il popolo pensi che la sua unica emancipazione non sarà che opera propria e qum'ào respinto i sofismi di chi ha interesse di sviarlo dal suo cammino, convergerà i suoi conati alla rivendicazione economica allora la proprietà - tornata al suo stato naturale - sarà quella infinita sorgente di vita sociale [ ... ] )). Forse preoccupati del tono dell'articolo, temendo anche che esso venga frainteso, in una nota posta in calce gli autori aggiungono: « come mezzo di agglomerazione operaia per indirizzarla ed addestrarla a maggiori lotte, per noi approviamo anche la cooperazione; ma vorremmo che gli operai si guardassero bene di non lasciarsi dominare dalla borghesia, cioè, ricordassero sempre che l'emancipazione degli operai deve essere opera degli operai stessi e che la cooperazione è una

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