Nullo Baldini nella storia della cooperazione

IL I\1O\11MENTO COOPERATIVO RAVENNATE, ECC. 427 questione sociale. Ma nell'azione contingente si elide ogni prospettiva politica autonoma, in quanto manca il raccordo fra gli organismi che operano su piani sociali diversi e l'azione più generale volta a concretizzare politicamente le condizioni dell'avvento della nuova società. Infatti, se gli effetti sociali e politici dell'associazionismo si manifestano immediatamente e dimostrano i passi in avanti che si compiono e si possono compìere, non si scorge, nè si intuisce l'approdo politico cui possono portare: tanto che si invoca la rivoluzione come atto di nascita di un non meglio identificato futuro. Ma l'esaltazione dell'utilità della pratica fine a se stessa è già l'espressione di una delle due anime del socialismo, quella riformista, come si dirà poi, che ha le sue radici nel modo come si è venuto sviluppando il socialismo e nella duplice necessità di coprire un vuoto politico e di porre un rimedio alle condizioni dei lavoratori. Se nel corso della discussione si è venuto manifestando un orientamento favorevole all'istituzione e all'attività delle colonie agricole e delle cooperative, esso non è però il solo esistente fra i socialisti romagnoli. Infatti sempre dalle colonne de Il Comune, nel giugno dell'85, si esprimono tutt'altri giudizi sul movimento cooperativo (95), si muove un duro attacco col quale si chiude il dibattito iniziato . . . cmque mesi pnma. L'articolo, dal titolo Cooperazione e collettivismo, inizia polemicamente con lo stesso concetto espresso nel primo manifesto dell 'Associazione diretto alla popolazione. Accertato che tutti comprendono che ìl male risiede nella mal distribuita ricchezza sociale, ci si chiede quali siano i rimedi. « La cooperazione! rispondono - La cooperazione come il modo pìù semplice e; più pacifico di sciogliere la questione sociale. La espropriazione! - gridano ì socialisti - [ ...] pura e semplice della proprietà individuale per farla collettiva, insomma il collettivismo della terra e delle grandi sorgenti di produzione». Posto il problema in termini così netti di contrapposizione si passa poi ad illustrare le diverse posizioni affinchè il popolo <1 abbia in proposito idee chiare, non si lasci illudere dalle parvenze e respinga gli equivoci ». Poichè l'ingiustizia e lo sfruttamento risvegliano gli oppressi è evidente che a lungo andare tale fatto non può passare mosser- (95) Il Comune, anno II n. 71, 27-28 giugno 1885.

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