Nullo Baldini nella storia della cooperazione

IL MOV1:0.1ENTO COOPERATIVO RAVE:\"NATE, ECC. classe dirigente locale in mano l'Amministrazione comunale, della quale è sindaco il conte Pietro Gamba, e la locale Cassa di Risparmio, il massimo istituto di credito di Ravenna, nel Consiglio di amministrazione della quale .figurano ì nomi delle più grosse famiglie, nobili e borghesi, proprietarie di terre, e di cui è presidente Emilio Ghezzo. Il che significa in altre parole lavori pubblici e credito. Di fronte a questa classe dirigente sta il malessere delle masse operaìe, stanno i partiti e le agitazioni. Ma c'è anche l'Associazione che raccoglie socialisti e repubblicani, che ha dato prova di coscienza e di rettitudine (56), che rifiuta sì i soci che possono apportare solo capitale, per salvaguardare l'autonomia del lavoro, ma che ha fatto anche appello al buon senso e alle .filantropia di istituzionì pubbliche e private. Ma vi sono soprattutto i suoi indirizzi, più rinchiusi in se stessi che aperti e collegati a soluzioni di modifiche sociali e politiche della società. Proprio per questo l'esperimento associazionistico viene aiutato in quanto si delineava la possibilità di trovare così nell'ambito i.tesso della classe bracciantile un possibile sbocco della pressione sociale ed economica. Per chi è preoccupato della gravità della questione sociale, la cooperazione si offre come un antidoto alle agitazioni e al socialismo, un organismo che per mezzo del credito e dei lavori pubblici può essere controllato dall'esterno. Così l'Amministrazione comunale favorisce col suo valido appoggio l'Associazione, e la Cassa di Risparmio apre ad essa il credito (57). « Incoraggiati, ci ponemmo all'opera; tanto che i lavori eseguiti e liquidati nei pochi mesi dell'anno 1884 ascesero alla cifra di 121.833,35 lire; e cioè lire 63.413,92 di lavori comunali, lire 36.944,76 di lavori assunti da privati, lire 16.034,67 di lavori del Consorzio scoli, e lire 5.440 di lavori governativi; ricavando un utile di lire 9.028 » (58). (56) Privati appaltatori offrirono forti somme all'Associazione appena questa ebbe ricevuto il primo lavoro dal Comune, per riavere l'appalto dei lavori stessi. L'episodio è riportato in L'Adriatico, anno I n. 28, 19 settembre 1883. (57) Sul comportamento della classe dirigente e delle autorità governative si veda G. CARocc1, Agostino Depretis e la politica interna italiana dal 1876 al 1887, Torino 1956, p. 492 ss. (58) Circolare diramata dal Consiglio di Amministrazione, ecc. cit., rn A. RAvÀ, Associazioni di mutuo soccorso e cooperative, ecc. cit., p. 278.

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