Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LA VITA POLITIC.\ E SOCIALE A RAVE. "NA categorie che erano professionalmente interessate al loro funzionamento (33). Il Consiglio Generale della Confederazione nazionale del Lavoro, assieme ai rappresentanti della Federterra, riunito a Padova il 2-4 aprile 1912, approvò un ordine del giorno di Ludovico Calda in cui si affermava che gli « interessi delle categorie non devono mai prevalere sugli interessi della classe>>e che il possesso delle macchine doveva essere attribuito ad « Associazioni miste, Consorzi, Camere del Lavoro, Cooperative di Consumo, secondo si presenta possibile, avuto riguardo alle condizioni esistenti nelle singole località - accordando pure l'esercizio di dette macchine, ove è richiesto, alle categorie di lavoratori che le macchine fanno funzionare, mediante opportune norme e discipline, atte a togliere a questa concessione il carattere di monopolio e a garantire le altre categorie »; si riaffermò infine « il criterio dell'unità sindacale come guida al movimento operaio di classe » (34). La lotta vera e propria per le macchine trebbiatrici era finalmente terminata. Essa lasciava uno strascico <li livore astioso, di sete indomata di rivincita per cui i due partiti, dopo tutte le sofferenze e i sacrifici sopportati, continuarono ancora per un certo tempo a guardarsi in cagnesco. Si era imparato ben poco da quella lotta, e se era parso che fossero stati i repubblicani ad uscirne vittoriosi, chi realmente aveva saputo approfittare della situazione e vincere sui contendenti erano stati gli agrari, i quali un decennio più tardi saranno di nuovo sulla breccia per una ulteriore e più cruda vittoria. I contrasti per le macchine avevano dato a questi ultimi indicazioni utili e concrete di un metodo di lotta nato dalle « cose>>stesse mentre, da parte loro, i partiti popolari avevano solo imparato a rinnovare, per renderlo più acuto, uno spirito battagliero che carità di parte avrebbe giustamente preteso che venisse rivolto in altra direzione. Ma di tutto questo non si era voluto far nulla, come affermò Baldini nelle sue Memorie, per « l'irragionevole intransigenza la quale sboccava fatalmente nella folle formula, cara ai rivoluzionari a parole, del tutto o niente». Una formula, in verità, che era stata applicata largamen~e, senza risparmio di (33) A. GRAZIADEI, cit., p. 1.p. (34) A. GRAZI ADE!, cit., p. 135·

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