Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LA VITA POLITICA E SOCIALE A RAVENNA Il 30 aprile a S. Alberto vi fu un primo doloroso scontro fra i lavoratori, quando un forte gruppo di donne socialiste tentò di imporre 1a sospensione del lavoro in un podere dove si trovavano varie donne repubblicane, tra reciproche « sassate, colpi di bastone e ingiurie senza nome» (30). Ma il peggio accadde il 7 maggio a Voltana quando, dopo uno scontro furibondo fra duecento braccianti che tornavano dal lavoro sul fiume Santerno e i contadini di un podere i quali in seguito al boicottaggio avevano ripristinato lo scambio delle opere, restarono sul terreno sette coloni di cui uno ferito mortalmente, e cinque braccianti. Il fatto suscitò una dolorosa impressione in tutto il Paese. Le direzioni dei partiti socialista e repubblicano inviarono Genuzio Bentini ed Eugenio Chiesa per tentare le vie della conciliazione; alla Camera dei Deputati, dopo vari inviti per rappacificare gli animi, fra cui quello del Capo del Governo on. Luzzati, Leonida Bissolati lanciò un pressante quanto inutile appello alla collaborazione fra i due partiti popolari. Anche in Romagna la costernazione per l'eccidio fu grande. Ma la stampa borghese e quella repubblicana, soprattutto, che in quell'occasione più di tutti alzò la voce per esecrare l'eccidio e per inveire contro i socialisti, non dettero certamente prova di responsabilità col mostrare di non sentirsi parte in causa nell'aver contribuito a determinare il compiersi degli avvenimenti. La Federazione Nazionale dei Lavoratori della terra nelle due riunioni del 13 e del 23 maggio tentò di sistemare le cose riunendo i rappresentanti sindacali dei vari partiti, fra cui gli anarchici. Ma si trattò di una discussione impostata in astratto, sul dare e sull'avere reciproco, che ripeteva al vertice i motivi dei dissidi che si erano creati sulle piazze, le strade e i campi di Romagna. L'ordine del giorno conclusivo, in cui si riconosceva l'impossibilità di giungere alla pacificazione, era una palese dimost>razione di impotenza a dominare gli eventi esplosih che con tanta leggerezza, pari almeno a quella dei repubblicani, si era concorso a determinare. Alla borghesia agraria non restò che sfruttare il successo che le era stato regalato dai dirigenti sindacali della Federazione nazionale, dai socialisti e dai repubblicani. Col riconoscimento della nuova Camera del Lavoro ravennate essa accettò subito le tariffe da questa ri- (30) « Il Ravennate», 3 maggio 1910.

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