LA VITA POLITICA E SOCIALE A RAVENNA 379 bligava a sottostare alla maggioranza socialista; avevano bisogno di organizzarsi sindacalmente in forma autonoma per poter meglio seguire le direttive del partito. Non importa se da Faenza giungeva un rimprovero da parte dei repubblicani di quella città, per i quali salvare la mezzadria significava fare il giuoco dei padroni che dei mezzadri, così si scrisse, erano i peggiori nemici. A Faenza i mezzadri erano cattolici e non repubblicani, la situazione perciò era differente. Socialisti e repubblicani potevano muoversi di comune accordo, potevano coalizzarsi contro un avversario apertamente dichiarato che agiva su un terreno scoperto e che svolgeva la sua azione con precise e concrete indicazioni circa i suoi orientamenti di lotta. A Massalombarda, invece, dove il partito repubblicano era assolutamente inesistente, i 900 mezzadri e le 200 famiglie coloniche avevano trovato subito un facile terreno d'intesa. Le macchine, col consenso dei mezzadri, erano divenute propr.ietà dei braccianti; e quando i proprietari vollero tentare di imporre le proprie, le due categorie di lavoratori seppero offrirsi un reciproco appoggio per far fronte e per superare vittoriosamente le difficoltà. Ma a Ravenna non si fece nulla di tutto questo, anche perchè il vero avversario, il proprietario terriero, il padrone, aveva saputo mantenersi abilmente nell'ombra in attesa del momento di poter imporre la propria volontà sui contendenti. A Bologna, intanto, la Federazione nazionale, riunitasi il 28-29 marzo, dopo una relazione dell'Altobelli, che riiassumeva la situazione in modo piuttosto unilaterale, perchè portava a far credere erroneamente di poter agire contro uno schieramento, quello dei mezzadri, diviso e discorde, venne decisa l'espulsione dei ribelli alle deliberazioni votate nella riunione della stessa Federazione il I0 novembre dell'anno precedente. Non si poteva condur le cose in modo peggiore e con maggiore insipienza, perchè si dava un'ulteriore spinta alla lotta verso un terreno estremamente pericoloso per cui i repubblicani, come in effetti fecero il I 0 aprile, non potevano non reagire attraverso la Fratellanza dei contadini riunitasi a Ravenna per protestare contro « la partigiana esclusione ». Cominciarono, allora, ad entrare in azione i proprietari i quali in varie località del Ravennate, anche per far fronte alle az.ioni di boicottaggio che danneggiavano in modo considerevole i lavori delle campagne, ma soprattutto perchè si rendevano conto che la scissione del-
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