Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LA VITA POLITICA E SOCIALE A RAVENNA 377 nunciarono alla popolazione ravennate i motivi della separazione e la necessità di un loro costituirsi in nuova Lega. Una settimana dopo, in un'atmosfera satura di animosità e di livore, che rivelava quanto rancore e quanto astio si fosse accumulato in quei mesi, fu convocato il Congresso provinc~ale della Federazione dei braccianti al quale parteciparono, oltre le Leghe dei macchinisti, fuochisti e paglierini, anche i sindacalisti D'Aragona, Altobelli, Fiorentini e Zirardini. Quest'ultimo presentò una mozione che auspicava sia la costituzione di cooperative per la gestione collettiva delle trebbiatrici, sia << provvedimenti di difesa » da adottare contro coloro che avessero tentato « la rottura di ogni rapporto di solidarietà » e « contro le Fratellanze e Leghe di coloni che (avessero persistito) ad ostacolare il legittimo esercizio dei diritti delle categorie addette al funzionamento delle trebbiatrici». Vi si minacciava anche l'eventuale ricorso ad aumenti tariffari e al boicottaggio, qualora « i coloni che non (avevano) ancora comperato le macchine» si fossero opposti « al legittimo esercizio del diritto dei macchinisti, fuochisti, paglierini e braccianti» (28). Il 27 febbraio la Fratellanza dei contadini rispose con un convegno, durante il quale fu approvato un ordine del giorno in cui si diceva che per le macchine trebbiatrici ci si sarebbe attenuti ai deliberati del Congresso di Forlì del 17 gennaio precedente, nel quale si era respinto quanto era stato stabilito a Bologna ed erano stati accettati i risultati della riunione di Bagnacavallo. Intanto, mentre i socialisti continuavano a perseguire il loro proposito utopistico di socializzare la terra attraverso le macchine possedute dai braccianti dimenticando, anzi, combattendo la presenza viva e corposa dei mezzadri nella vita economica romagnola, i repubblicani spingevano questi a riuni,rsi in cooperative per la gestione delle macchine. La scissione sindacale era un fatto compiuto. Non v'era più un terreno di accordo comune fra i contendenti, non uno spiraglio lasciato aperto a trattative per comporre la vertenza, non una base su cui impostare una discussione ragionevole, nonostante le proposte di qualcuno, p. es. del Graziadei, maggiormente conscio della gravità della situazione che si era determinata. Da una parte si (28) « La Romagna socdista '>, 26 febbraio 19m.

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