Nullo Baldini nella storia della cooperazione

ALFEO BERTONDINI taria all'interno delle cooperative, ma anche distinzione nelle qualificazioni derivanti dal tipo di attività svolta dai lavoratori, secondo la categoria di appart~nenza. Un'affermazione del genere era molto importante. Dal punto di vista teorico era quanto di meglio allora si potesse esprimere, anche perchè si trat!tava di riflettere sulla configurazione che la realtà del momento metteva in evidenza e che il Baldini coglieva intuitivamente, aiutato in ciò dalla sua particolare e acuta sensibilìtà verso i problemi del movimento operaio. Ma nell'insieme quanto mai eterogeneo dei contrasti, che tendevano ad acuirsi progressivamente da un mese all'altro, da una settimana all'altra, cosa avrebbe potuto egli fare, un volta che si consideri l'irrigidirsi nelle rispettive posizioni dei vari atteggiamenti e il trasferirsi degli urti dalla sfera economica a quella politica? I repubblicani che incoraggiavano i mezzadri ad acquistare le macchine, le polemiche attizzate abilmente dalla stampa degli agrari i quali difficilmente riuscivano ad adattarsi alla situazione creata dalle lotte proletarie sulle tMiffe, sullo scambio delle opere, sui contratti di mezz.adri:1,gli animi accesi nelle varie zone della Romagna da liti e discussioni, i deliberati contraddittori della Federazione Nazionale dei lavoratori deìla terra, la consapevolezza esistente fra i socialisti ai non possedere la forza necessaria a spingere i contadini a cedere le macchine crearono una situazione multiforme, intricatissima, variopinta, composta di elementi in urto reciproco, in cui era difficile discernere i limiti dei semplici interessi dei lavoratori o dove tali interessi tacessero perchè inseriti nella sfera. di influenza dei partiti. Il 13 febbraio,.1910 a Ravenna si giunse al punto di rottura. Durante l'assemblea generale delle Leghe dei macchinisti, fuochisti e paglierini, per decidere a chi dovesse essere attribuita la gestione delle macchine, il repubblicano Anacleto Mingozzi riuscì a far approvare il propnio ordine del giorno nel quale si respingeva il deliberato emesso a Bologna dalla Federazione nazionale, per il fatto che esso era « determinato da ragioni di partito». I leghisti aderenti al partito socialista vennero messi in minoranza, allora per restar fedeli alle deliberazioni della Federterra abbandonarono la riunione e con pubblico manifesto, in cui si deplorava la risoluzione dei leghisti repubblicani, an-

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