Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LA VITA POLITICA E SOCIALE A RAVENNA 375 sapevolezza se ciò corrispondesse ad un criterio di pubblica utilità o se il criterio di cooperazione dovesse esser valido solamente per i braccianti (e in effetti lo era) e non anche per i mezzadri. In tal senso si veniva ad ammettere un monopolio di categoria, estremamente pericoloso per l'unità di classe dei lavoratori della terra; ci si chiuse, afferma giustamente il D'Attorre, << in una politica ristretta, bracciantile, senza prospettiva, che invece di unire slegava i lavoratori, peggio ancora li metteva gli uni contro gli alrri » (27), e le conseguenze della deliberazione di Bologna non tardarono molto a mostrarsi. Infatti il 7 novembre 1909 le sezioni della Fratellanza contadini di Ravenna, Cervia, Massalombarda, Alfonsine e Lugo si riunirono a Bagnacavallo e respinsero l'ordine del giorno votato a Bologna; cioè, non solo si evitò l'accordo, ma si dette un'ulteriore spinta ai contrasti che i sindacalisti della Federterra avevano contribuito ad acutizzare con così scarsa sensibilità politico-sociale. Intanto nel quadro delle decisioni prese da quest'ultima si tennero nel Ravennate riunioni, comizi e conferenze per ottenere il consenso delle popolazioni dei comuni minori sulle questioni bracciantili. Ad Alfonsine Nullo Baldini fece presente che i contadini non potevano accampare il diritto al possesso delle macchine solo per il fatto di produrre il grano, poichè la stessa pretesa la si ·sarebbe dovuta attendere anche dai padroni cui andava la metà del grano prodotto. Perciò essi dovevano persuadersi che la giusta via delle rivendicazioni per un miglioramento delle loro condizioni economiche e sociali non doveva essere ricercata nello sfruttamento di altre categorie di lavoratori, come sarebbe accaduto qualora si fosse dato vita a cooperative di soli coloni per l'acquisto delle macchine, bensì nell'acquisto cooperativo degli strumenti agricoli, di concimi, di sementi, ecc. Cioè Baldini, nonostante fosse immerso nella vicenda al pari di ogni altro dirigente della Federazione nazionale, dimostrava con questa tesi una notevole chiarezza di idee, poichè presentava la cooperazione come elemento di unificazione delle varie categorie di lavoratori e, all'opposto, indicava nella possibilità di trovare all'interno di questa quel tanto di distinzione determinato dall'attività dì ogni singola categoria. Unità, così sottintendeva Baldini, della classe prole- (27) P. D'ATTORRE, cit., p. 12.

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