374 ALFEO BERTO~T])lNI logna del 31 ottobre e del 1° novembre rivelò invece tendenze nettamente contrastanti. Samoggia continuò a parteggiare per l'appartenenza delle macchine ai mezzadri; Grazia dei ne propose l'acquisto fatto in comune dai braccianti e dai mezzadri, ai quali sarebbero andati, rispettivamente, gli utili deriva:ti dalla trebbiatura e gli interessi della somma versata; Baldini e Zirardini sostennero « la necessità che la gestione delle macchine (fosse) affidata ai lavoratori che le (facevano) funzionare ..., sulla base però di creare un capitale collettivo in parte inalienabile e in parte destinato ... a scopi di resistenza e mutualità e di educazione di classe>> (25). Baldini, in particolare, rinnovò la sua tesi dell'appartenenza delle macchine ad un ente collettivo; mentre il repubblicano Zoli sostenne il principio della cooperativa mista. Il r.isultato della riunione bolognese, per il fatto di affermare il principio secondo il quale le trebbiatrici dovev_ano « essere gestite dai macchinisti, fuochisti e braccianti», creò l'illusione che il problema fosse defìn~tivamente sistemato, invece non fece altro che peggiorarlo al punto di rinfocolare fra i due partiti popolari i vecchì attriti, che fino a q-µel momento erano stati mascherati da un contrasto sindacale fra categorie di lavoratori. In quella riunione si era parlato soprattutto di gestione, più che di proprietà; si era parlato delle zone dove l'abolizione dello scambio delle opere era già stata attuata, come se si trattasse di tutta la Romagna, e non delle altre zone della regione in cui lo scambìo delle opere era ancora in vigore; si era parla,to di affidare la proprietà delle macchine a Ufl ente superiore, ma poi, subito dopo la riunione bolognese, Mazzoni ne.Ila « Romagna socialista·» e Mussolini nella « Lotta di classe >> (26) a;yevano avviato una polemica sul fatto che i braccianti· dovevafto ~sserne gli esclusivi proprietari. Un principio del genere non era, in verità,- .troppo aderente alle linee del collettivismo, perchè con esso si spingeva verso una scelta, che, come tale, comportava delle esclusioni: forse non si aveva neppure un minimo di con- (25) « La Romagna socialista>, 2 ottobre 1909. (26) << I braccianti non chiedono al contadino l'aratro, chiedono solo la trebbiatrice che il contadino non ha mai posseduto e della quale si è abusivamente impadronito a danno di tutti gli altri lavoratori della terra ... Il contadino trebbierà con le macchine dei braccianti come una volta trebbiava con quelle dei privati, (<< La Lotta di classe>, 5 marzo 1910).
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