Nullo Baldini nella storia della cooperazione

37° ALFEO BERTONDINI presentava obiettivame~te, imponeva al contadino di essere anche datore di lavoro dei braccianti e ciò accresceva di non poco le complicazioni all'interno delle due categorie. Si cadeva, da parte dei socialisti, nel paradosso di proclamare la socializzazione delle campagne e l'abolizione della mezzadria, attirandosi l'avversione dei coloni· i quali confluivano in massa all'interno del partito repubblicano, sollecitati anche dal precetto mazzm1ano di « capitale e lavoro nelle stesse mani ». Le macchine trebbiatrici inizialmente furono proprietà esclusiva di privati e di proprietari terrieri; poi i contadini, su iniziativa del partito repubblicano, si costituirono in cooperative ed iniziarono ad acquistarne in proprio. Questo fatto, per la loro posizione economica, aveva una certa importanza, perchè avrebbe loro permesso sia di « sottrarsi alla speculazione privata », sia di evitare « eventuali sospensioni» dei lavori di trebbiatura, sia di « trarre un guadagno dall'esercizio» delle macchine trebbiatrici stesse (23). Nonostante l;allarme suscitato da questa iniziativa nei dirigenti della Camera del Lavoro ravennate, i braccianti in un primo tempo si mostrarono solidalì coi mezzadri contro i proprietari, ai quali i contadini stessi cercarono di i~porre le proprie macchine per la trebbiatura nei loro poderi. All'inizio del 1910, stando a un resoconto fornito da Argentina Altobelli in una riunione del Consiglio nazionale della Federazione dei lavoratori della_terra, tenuto a Bologna il 29 marzo di quell'anno, i coloni ravennati. possedevano 45 macchine e quelli forlivesi 10. Il numero di esse senza dubbio stava assumendo un certo rilievo ed era ovvio che i braccianti dovessero rendersi conto che non era possibile mantenere la solidarietà coi contadini i quali si presentavano, ora più che mai, in veste di datori di lavoro e nei confronti dei quali la tutela della propria posizione salariale era quanto mai ardua, per non dire impossibile. Che i braccianti a un certo momento pensassero di esser loro stessi a dover gestire le macchine, e non i mezzadri, era una conseguenza di questi fatti, a cui andavano aggiunti altri non meno importanti: quello di impedire che tale gestione assumesse proporzioni monopolistiche, che avrebbero determinato pericolose con- (23) L. Lorr1, cit., pp. 379-380.

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