Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LA VITA POLITICA E SOCIALE A RAVENNA si era tentato di estromettere il partito repubblicano dalla vita dei lavoratori. Esternamente uno stato di cose del genere risultava con piena evidenza e di questo i repubblicani avevano ogni ragione di adontarsi. Ma forse agiva all'inte;no dei socialisti ravennati il dubbio, non del tutto errato, che il partito repubblicano, con la sua concezione interclassista della lotta politica, sarebbe stato un compagno di strada non sempre disposto ad accettare i motivi che accompagnavano e giustificavano le lotte dei lavoratori. La sottintesa consapevolezza che i repubblicani, ostacolando il partito socialista, avrebbero provocato inevitabili difficoltà all'azione di questo nell'interno del movimento operaio e contadino, forse spingeva inavvertitamente i socialisti stessi ad agire perchè gli ostacoli risultassero vieppiù evidenti a palesi, per meglio combatterli e respingerli. Ma nel desiderio di chiarezza, l'atteggiamento da loro tenuto verso i repubblicani risultava della medesima qualità. Si cercavano le contraddizioni dell'interclassismo mazziniano, ma si reagiva in modo uguale e contrario, facendo leva su di un classismo rigido, corporativistico, privo di luce teorica, spontaneistico, incapace di una possibilità di dialogo con lo schieramento proletario che militava nelle file del repubblicanesimo. In questo senso la campagna svolta da Enrico Ferri ml «Risveglio» di Forlì, in cui accusava i mazziniani di essere nè più nè meno dei borghesi, dopo aver accettato i loro voti che l'avevano fatto deputato nel II Collegio di Ravenna nelle politiche del 1900, fu una dimostrazione di scarsa sensibilità politica che non mancherà di avere un suo peso nell'eccitare gli animi al momento della lotta per le trebbiatrici. Quando Nino Mazzoni sulla << Romagna socialista» dd luglio 1909 scrisse che i contadini erano dei «veri e propri sfruttatori», peggio dei padroni, egli, come già il Ferri, manifestava l'incapacità di comprendere a quali conseguenze avrebbe condotto il diffondersi di questo stato d'animo. Perchè, come non si sapeva aprire alcun dialogo coi repubblicani, così non lo si sapeva aprire coi contadini. Di questi ultimi, poi, si scorgeva solo quel tanto di proprietà, a volte povera, spesso instabile, sempre subordinata alla volontà di proprietari più forti, esposta alle crisi di mercato e alle ingiurie del tempo, dimenticando il legame che li univa al mondo del lavoro, di cui facevano parte con pieno diritto. D'altronde la situazione, così come si

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