) LA VITA POLITICA E SOCIALE A RAVENNA i due partiti a Ravenna, per quanto fosse costituito da motivi che solo in apparenza avevano un significato limitato a problemi contingenti, tuttavia mostrava chiaramente la presenza di uno stato d'animo nei contendenti non certo adatto a creare situazioni distensive. Anche il contingente e il limitato avevano il loro peso nei rapporti politici a Ravenna; erano le gocce che pian piano avrebbero concorso a far traboccare il vaso, quando nodi più grossi fossero venuti al pettine. Intanto nella primavera del 1908, in seguito ad una polemica svoltasi sui giornali lughesi dei due partiti, la Leghe socialiste proclamarono il boicottaggio nei confronti degli operai, degli affittuari e degli esercenti repubblicani. Nell'autunno successivoa Ravenna, il posto del locale direttore didattìco, che sembrava dovesse essere attribuito al maestro Sangiorgi, socialista, che l'aveva occupato provvisoriamente fino allora, durante il concorso venne assegnato dai repubblicani ad altra persona, nonostante gli accordi presi in precedenza coi socialisti. Nel Congresso provinciale del novembre, tenuto in vista delle prossime elezioni politiche, i socialisti, con in testa Zirardini e Nino Mazzoni, nonostante i richiami di Claudio Treves· e di Baldini alla moderazione e alla tolleranza, si scagliarono con livore contro i repubblicani, dichiarando apertamente che dopo quanto era successo nel concorso a direttore didattico avrebbero negato l'appoggio dei socialisti in eventuali ballottaggi fra repubblicani e moderati nelle prossime elezioni. Chi aveva chiara la consapevolezza che l'urto fra i due partiti popolari avesse l'unico risultato di favorire i candidati liberali era Nullo Baldini. E forse fu dovuto anche al suo energico intervento contro facili ripicche del genere, durante il Congresso regionale socialista di Forlì del 13 dicembre 1908, se la Consociazione romagnola invitò gli elettori repubblicani a votare per i socialisti nel caso si fossero trovati in ballottaggio contro i moderati. Il ricordo delle precedenti elezioni del 1900 e del 1904, in cui i candidati dei part1ti popolari erano riusciti vittoriosi in tutti i collegi romagnoli (escluso il Collegio di Faenza, conquistato nel 1904 dal cattolico Gucci Boschi), era troppo entusiasmante per poterlo ora smorzare con diatribe che solo potevano dar luogo a vittorie di candidati appartenenti alla borghesia terriera. Una vittoria del genere, appunto perchè determinata
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