LA VITA POLITICA E SOCI/,LE A RAVENNA 359 di rialzare le sorti piuttosto compromesse della Banca popolare di quel Comune, era riuscito ad orientare sul suo nome la maggioranza degli elettori. I repubblicani, se in quell'occa{lone avessero voluto fare una seria analisi della propria posizione politica, avrebbero dovuto comprendere di essere stati smentiti non dagli « incoscienti » e dai « venduti» di Bertinoro, come scrissero sul « Pensiero Romagnolo», bensì dalle « cose» le quali, contrariamente ad ogni prospettiva ideologica mazziniana, avevano dato una precisa dimostrazione che la questione politica difficilmente avrebbe potuto avere la preminenza su quella economica ma, caso mai, e più giustamente, avrebbe trovato il suo significato nel suo concrescere con quest'ultima. Un'alleanza fra i due partiti si costituì nuovamente a Forlì e a Ravenna in occasione delle elezioni del 21 marzo 1897. Nel ballottaggio del 28 marzo i due partiti, uniti nel votare per il repubblicano Luigi De Andreis, batterono nel I Collegio di Ravenna il moderato Luigi Rava, mentre a Forlì, votato di comune accordo per Antonio Fratti, riuscirono a togliere di mezzo il candidato crispino Alessandro Fortis, la cui sconfitta costituiva l'elemento « indispensabile per moralizzare la vita pubblica della città>> (12), dominata non tanto dal partito liberale, ivi presso che inesistente, quanto piuttosto dalle trame di sottogoverno che il Fortis era riuscito a tessere, facendo della vita politica ed economica cittadina un vero e proprio feudo. Un'ulteriore alleanza, proposta dai socialisti dopo la morte di Antonio Fratti nella guerra di Grecia del 1897, venne realizzata per la candidatura di Amilcare Cipriani, il quale fu eletto il 4 luglio di quell'anno a Forlì e la cui elezione venne poi annullata dalla Camera il 30 novembre. Ma ormai si avvicinava il 1898: l'anno della « rivolta della farne e della disperazione» (13). La disoccupazione dei braccianti, l'aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, soprattutto del pane, dovuto a gravosi dazi sui cereali, lo scarso raccolto dell'anno prece- (12) L. Lorn, cit., p. 132. (I 3) Così scrissero i socialisti milanesi in un manifesto, riportato da R. CoLAPIETRA, Il '98, Milano 1959, pp. 214-216. Per le pagine che seguono cfr. R. CoLAPIETRA, cit., e L. LOTTI, cit., p. 158 ss.
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