Nullo Baldini nella storia della cooperazione

354 ALFEO BERTONDINI movimento operaio italiano era pur sempre, ed è per questo che fu superato di gran lunga dall'organizzazione creata dal Turati, un partito locale legato agli interessi prevalenti della regione. Tenne questo orientamento anche quando, dopo tentennamenti e riluttanze, ebbe aderito ai risultati del Congresso di Genova dell'agosto 1892. La Romagna non avrebbe mai potuto esprimere dal suo seno un partito socialista la cui azione politica avesse un significato valido per tutta la nazione. Il suo limite era nella stessa situazione obbiettiva, espressa dal prevalere di un'economia di tipo agrario. E per di più i socialisti ravennati di Costa avevano elaborato degli strumenti di lotta validi solo per una parte della popolazione agricola locale: essi infatti ebbero presente quasi esclusivamente la categoria dei braccianti, e della mezzadria curarono solo quel tanto che bastasse a considerarla secondo la prospettiva di azione e di lotta politica valida all'interno degli interessi del bracciantato. Si trattò di una specie di irrigidimento a senso unico dei termini di un'azione la quale, invece, avrebbe dovuto essere condotta con una maggiore capacità di distinguere fra i problemi dei lavoratori della terra che, ovviamente, richiedevano soluzioni differenti, come chiedevano differenti valutazioni e differenti strumenti di lotta. Il bracciantato costituiva nel Ravennate « una vera e propria sovrapopolazione » (3). Nel 1881 il Barbèri ne faceva ascendere il numero a 9.689 unità; nel 1901 secondo l'inchiesta dell' « Umanitar.ia » esso salì a 12.170; nel 1910 a 14.000 circa. Le giornate lavorative dei braccianti nel 1901 erano calcolate nel numero di 86 per anno a Ravenna, 90 a Conselice, 97 ad Alfonsine; mentre nel 1902, dopo varie lotte sin4aca-li e dopo una politica governativa di investimento dei capitali ·in lavori pubblici, raggiunsero il numero di 180. Si trattava, comunque, di cifre veramente irrilevanti e che da sole servivano a testimoniare lo stato di deprimente abbandono in cui veniva tenuta una parte notevole della popolazione locale. Le denunce dei prefetti, fatte nelle varie relazioni inviate al Ministero, sulle condizioni dei braccianti sono assai indicative nei riguardi di uno stato di cose, che spesso raggiungeva punte sconfinanti nella più nera disperazione. Le considerazioni dell'autorità governa- (3) A. GRAZIADEI, cit., p. 2q.

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