IV. LA LOTTA PER LE MACCHINE TREBBIATRICI I contrasti sulle macchine trebbiatrici, che costituirono l'episodio politico-sociale di maggior rilievo in Romagna nella prima decade di questo secolo, furono per buona parte il risultato di una serie di errori di prospettiva ideologica in cui furono coinvolte le organizzazioni politiche popolari della regione. Il prevalere nell'atteggiamento del partito socialista di quel tanto di positivismo che lo limitava all'interno di una ingenua deformazione delle teorie marxiste e l'atteggiamento stesso del partito repubblicano, per il continuo alternarsi pendolare dentro di esso di esigenze contrastanti che comprendevano sia l'accettazione dei termini che le lotte del proletariato gli imponevano, sia la ricerca di soluzioni che non sempre collimavano con gli interessi della classe lavoratrice, furono senza dubbio elementi che concorsero in modo determinante a delineare la situazione difficile, per non dire esplosiva, di quegli anni. Un primo errore fondamentale dei socialisti fu dovuto al particolare angolo visuale con cui venne considerato il problema della mezzadria (1). Il pregiudizio dell'impoverimento progressivo della società, come mezzo migliore per facilitare lo sviluppo dei contrasti che avrebbero dovuto condurre alla realizzazione di uno stato socialista, fornì il risultato determinante di portare i mezzadri romagnoli ad appoggiarsi per la propria azione sociale al partito repubblicano, cioè al partito che per realizzare i propri fini escludeva la proletarizzazione totale della società. D'altra parte, il pregiudizio che l'appoggio fornito alle questioni della mezzadria fosse il solo mezzo (I) Conduciamo queste osservazioni iniziali sulla scorta del volumetto di A. GRAzIADEI, La questione agraria in Romagna, Milano 1913, e della lettura di esso da parte di R. ZANGHERI (Lotte agrarie in Italia, Milano 1960, p. LXXX ss.
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