ALFEO BERTONDINI e con la stessa urgenza, commentò « Il Radicale», con cui poteva porli il partito socialista. In quel Congresso, presieduto dagli exrepubblicani Luigi -Ferrari e Alessandro Fortis, venne perfino proposto che i terreni incolti e trascurati di certi enti religiosi e corpi morali venissero espropriati e affittati a piccoli lotti a coloni e a cooperative di braccianti agricoli. L'ordine del giorno finale invitava le Associazioni Agrarie a fondare dei Consorzi per l'acquisto di materie e di macchine utili all'agricoltura come mezzo per giungere alla istituzione di vere e proprie società cooperative agricole di compravendita, « onde avvicinare il padrone al consumatore togliendo di mezzo gli intermediari » sfruttatori e rapaci. Venne inoltre inviata una richiesta al Ministero per la riforma delle leggi relative al contratto dj mezzadria, in cui si auspicava la soppressione delle consuetudini locali. Il professor Barbèri di Ravenna, con profondi accenti umanitari, da buon conoscitore dei problemi agrari romagnoli, nell'evidente scopo di salvaguardare il contadino dall'usura dei proprietari e dai debiti, che si protraevano a volte per lunghi anni, propose che alla uscita di° questi dal podere ogni suo rapporto col proprietario venisse a cessare e i diritti colonici fossero « liquidati mediante stima e relativo bilancio>>. Il Congresso alla fine dei suoi lavori fece voti per l'apertura di un credito agrario con mite interesse presso le Casse di Risparmio. · Forse i liberali convenuti a Rimini erano spinti da un sincero proposito di sollevare le popolazioni romagnolo-marchigiane dallo stato di miseria endemica in cui si trovavano o forse tentavano di fiancheggiare l'aziQne governativa diretta a togliere dalle mani dei socialisti la g.uicfadel bracciantato organizzato nelle cooperative. Che i propositi di quei congressisti, tuttavia, venissero ascoltati e messi in pratica dai proprietari terrieri romagnoli c'è da dubitare molto. Quello che importa notare è l'impossibilità di eludere ulteriormente un problema che riguardava direttamente un po' tutti in Romagna e dalla soluzione del quale dipendeva il progredire o il regredire della economia della regione, impostata essenzialmente sull'agricoltura. Stando alle conclusioni del Congresso riminese non si può dire che certa borghesia liberale non vedesse a fondo nella questione e non fosse consapevole dei suoi termini esatti.
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