Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LA VIT:\ POLITICA E SOCIALE A RAVENNA 347 l'esame sia della situazione del bracciantato, il cui mondo era sconvolto dall'eccidio di Conselice del 20 maggio 1890, sia della situazione delle cooperative duramente contrastate nel periodo di crisi dell'amministrazione comunale ravennate, dopo le elezioni amministrative del luglio r89r, dal commissario governativo Bettioli. Questi aveva preferito cedere i lavori comunali ai privati anzichè alle cooperative; mentre il prefetto Sensales era giunto al punto annullare un contratto stipulato fra la Congregazione di carità, di cui era presidente Zirardini, e la cooperativa muratori per la costruzione di un padiglione chirurgico all'ospedale, nonostante le proteste dello stesso Zirardini e del professor Bartolo Nigrisoli, primario del reparto chirurgico, le quali non erano servite a far recedere il prefetto dal suo proposito, e nonostante i lavori fossero già in stato avanzato. L'esame fatto dai collettivisti sulla situazione dei mezzadri era anche orientato da un preciso intendimento polemico verso i repubblicani. Si trattava di mostrare che la mezzadria non rappresentava in nessun modo ìa soluzione migliore del problema agrario, che l'impoverimento progressivo del mezzadro avrebbe finito col ridurre questo allo stato di bracciante, che il proprietario esigeva dal contadino, oltre il normale lavoro, anche un insieme di opere che col patto di mezzadria nulla avevano a che fare. Il giornale repubblicanocollettivista « Il Ribelle >>del 3 gennaio r89r scriveva: « Il sistema di conduzione a mezzadria è falsato e sfruttato in ogni sua parte dagli abbienti a danno dei lavoratori ... (esso) offre, fino ad un certo punto, securtà pel dimani e, tendendo al frazionamento della massa dei singoli stabili, attenua le possibilità delle proteste collettive che sgorgano ineluttabili dalla moltitudine sofferente agglomerata>>. La denuncia di questo stato di cose, naturalmente, si riferiva ad un quadro globale in cui era compresa l'analisi sull'aumento del capitale agrario, la dissoluzione della piccola proprietà e la progressiva proletarizzazione dei lavoratori della terra. << La ferrea legge del salario - scriveva ancora « Il Ribelle » - rende sempre più grama la condizione dei lavoratori>>. E questo rispecchiava esattamente una situazione conosciuta da tutti, in Romagna, nella sua cruda realtà. La stessa borghesia emiliana e marchigiana, durante un Congresso Agrario tenuto a Rimini nel settembre r89r, aveva posto la soluzione dei problemi dei lavoratori della terra negli stessi termini

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