Nullo Baldini nella storia della cooperazione

344 ALFEO BERTONDINI o meno impostati in questo senso, il che veniva a riconfermare che, nonostante le critiche e le dichiarazioni di insufficienza delle teorie del Mazzini dal punto di vista economico, il partito repubblicano desiderava mantenere intatta la propria fisionomia storica, cioè desiderava prolungare nel tempo l'equivoco determinato dal suo interclassismo, mettendo le basi per i futuri contrasti che scoppieranno _qualche decennio più tar_di in Romagna sulla questione delle macchine trebbiatrici. Dopo la votazione finale, in cui l'ordine del giorno del Fratti ottenne la maggioranza assoluta (4u voti agli associazionisti contro i 108 dati ai collettivisti), ebbe termine il Congresso. Ma non ebbero termine le polemiche le quali continuarono sempre più accese in tutta Ital[a, dimostrando che la questione formava un nodo il cui scioglimento esigeva dal repubblicanesimo un -processo di chiarificazione al suo interno e nello stesso tempo imponeva ai socialisti quella decisa presa di posizione che il Costa, presente ai lavori del Congresso napoletano, non aveva voluto prendere. Fu ancora una volta la pèriferia a dare un contributo decisivo nei confronti della scelta che gli organi centrali dei due partiti socialista e repubblicano non avevano voluto o saputo dare. Nel Congresso di Forlì dell'8 giugno 1890, convocato per trovare un accordo fra le due parti, almeno i propositi erano tali, l'intransigenza dei mazziniani portò i contendenti alla definitiva rottura, nonostante Frat~i, Livio Quartaroli e Federico Comandini si adoprassero per la pacificazione. Il !5 ottobre venne ~ostituita, sempre a Forlì, la Confederazione )3-Jpubblicana Collettivista Romagnola la quale il 22 marzo 1891_ acquistò una forma organizzativa stabile, con Quinto Gaudenzi come segretario. L'espansione del movimento assunse ben presto in Romagna delle proporzioni vistose. Nel 1893 Ravenna, Imola, Forlì, Rimini, Lugo, Cesena, Savignano erano i centri della regione in cui maggiormente si segnalavano passaggi di mazziniani alla nuova formazione politica. La cosa non sempre filò liscia, naturalmente, nonostante gli inviti alla tolleranza e a deporre ogni spirito di faziosità rivolti dai dirigenti repubblicani agli iscritti al partito. Le giustificazioni erano sempre le stesse: si deplora va che << per piccole divergenze di scuola (dovessero) vivere in discordia operai i quali aspiravano ad uno stesso ordi-

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