LA VITA POLITICA E SOCIALE A RAVENNA 343 tamento preliminare che si intendeva fornire ai delegati, nel diramare gli inviti per il Congresso inviò anche uno scritto di Giuseppe Nardi su Mazzini, la questione sociale e il Partito repubblicano italiano in cui l'autore tentava di provare che Mazzini non era mai stato sostenitore della proprietà individuale. Il napoletano Errico De Marinis, che guidava il gruppo dei collettivisti, nella sua relazione mise in luce il fatto che l'insufficienza del pensiero mazziniano verso i problemi economici del momento non significava che la parte più vitale del suo pensiero dovesse perdere di attualità. Il possesso del potere politico, che era la condizione di maggior rilievo posta dal mazzinianesimo per la soluzione dei problemi economici della società, disse con evidente abbaglio il De Marinis, valeva tanto per Mazzini stesso quanto per Marx e per Lassalle. Ma di fronte alle questioni del collettivismo il Mazzini taceva irrimediabilmente. La nazionalizzazione della terra e la socializzazione degli strumenti di produzione, come possibilità di progresso sociale ed economico, avrebbero segnato « il vero trionfo della libertà individuale mediante l'emancipazione dai bisogni» (20); in altre parole, la proprietà collettiva avrebbe dovuto costituire il toccasana per ogni futuro progredire del proletariato verso la éonquista della propria libertà. Dopo l'intervento di Caio Renzetti, che attaccò la proprietà privata affermando che solo il socialismo può dare concretezza alla fusione del lavoratore e del proprietario in un'unica e sola personalità, vi furono quelli dei siciliani Magliano e Petrina, del marchigiano Giuseppe Sarno e dei liguri De Nobili e Pietro Chiesa, da parte dei quali vennero portati ulteriori contributi alla questione del collettivismo. Da parte opposta ribattè Antonio Fratti con intransigenza, rifacendosi al mazzinianesimo ortodosso con la ormai tradizionale richiesta di precedenza della soluzione del problema politico, col solito invito all'associazionismo nell'organizzazione operaia e ammettendo un'eventuale collaborazione coi socialisti sul problema comune dell'emancipazione dei lavoratori. Gli altri interventi furono tutti più (20) G. MANACORDA, cit., p. 263.
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