Nullo Baldini nella storia della cooperazione

ALFEO BERTONDINI intervenire mitigando le asprezze, rimandando ulteriormente la questione e fornendo la possibilità ai congressisti di additare nella mezzadria il toccasan~ di tutti i mali che affliggevano i lavoratori della terra. Le denunce del faentino Calderoni, per richiamare ai presenti il vero e concreto configurarsi della mezzadria in Romagna e la difficile situazione in cui i mezzadri si dibattevano, non valsero a muovere l'assemblea dal suo atteggiamento; nè i problemi dei braccianti, delle società di mutuo soccorso, degli scioperi agrari trovarono una sufficiente risposta nei risultati congressuali. Immobilismo, incapacità di adeguarsi ai problemi àel momento, prevalere di atteggiamenti di conservazione rivelarono nel partito, nonostante la volontà di rinnovamento da parte di molti, una grave crisi destinata ad ampliarsi ulteriormente. · Già qualche anno prima, nel 1884, a .Ravenna la trattazio!le di questi temi sul lavoro e sulla lotta nelle campagne era stata affrontata dal giornale repubblicano « Il Ribelle». I contadini sfruttati « peggio dei negri » da inumani affittuari o da ingordi padroni, la loro vita piena di stenti e di privazioni, il lavoro eccessivo, le abitazioni malsane, l'alimentazione insufficiente, l'erosione della famiglia mezzadrile provocata da nuove forme di conduzione dei poderi e la conseguente proletarizzazione di molti mezzadri confluiti nelle file dei braccianti, la triste concorrenza fra i contadini che portava alla sostituzione dei mezzadri stessi con operai che accettavano il terzo o il quarto del prodotto erano argomenti scottanti, che quel giornale dibat~è con molta concretezza sulle sue colonne. Si dimostrava in tal modo che mentre· i congressi del partito mettevano in luce glt'aspetti conservatoristici delle posizioni dei dirigenti, gli iscritti, in periferia, si orientavano su tendenze letteralmente opposte. In Romagna, verso il 1887, il lento ma progressivo e deciso distacco dal mazzinianesimo tradizionale, prima con l'imolese Luigi Sassi poi con i ravennati Ernesto Monti e Giuseppe Nardi, acquistò concretezza proprio sulle questioni di cui s'è detto. Si restava formalmente mazziniani, ma nello stesso tempo si riconosceva che le dottrine del Maestro ormai non davano che risposte incomplete e inaccettabili alle questioni sociali più urgenti.

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