Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LA VITA POLITICA E SOCIALE A RAVENNA 337 << Questa argomentazione fece grande impressione e fu quella che decise tanto i collettivisti che i repubblicani a non tener conto della prima determinazione. I vincoli settari, il timore di rappresaglie e quello che nella discordia il partito monarchico potesse far trionfare qualcuno dei suoi candidati, vinsero le ultime esitazioni. « Nè l'atteggiamento di quella parte dei monarchici che si dice ' democratica liberale ' ha contribuito poco al triste risultato, perchè ferma nel non accettare pur uno dei candidati monarchici liberali, apertamente avversa più che al Governo alla Persona del Presidente del Consiglio dei Ministri, non esitò a dichiarare per mezzo del suo capo, che accettava i voti di <:hiunque purchè suonassero biasimo all'attuale indirizzo di Governo. E non pochi degli iscritti a quel partito diedero il voto anche al Cipriani. « Il partito repubblicano abdicò completamente la propria autonomia mettendosi al seguito del socialista anarchico, venendo a patti, perchè nelle elezioni suppletive almeno uno dei propri candidati fosse votato dai socialisti» (14). Il prefetto terminava rammaricandosi della separazione fra moderati e progressisti per le possibili ripercussioni che ciò avrebbe potuto avere nelle elezioni amministrative. Infatti, nel dicembre del 1886, forse anche per questi motivi, il Consiglio comunale retto dal gruppo liberal-moderato venne sciolto. A parte le polemiche sul mandato parlamentare del Costa che avevano lasciato le cose presso che immutate, gli anarchici continuarono a svolgere ancora per diverso tempo una certa azione di disturbo verso il partito socialista. Di essi a Ravenna e in Romagna si era fatto portavoce Romeo Mingozzi, il quale nella riunione clandestina di Forlì del 15 marzo 1885 aveva stabilito di impostare la propria azione di diffusione dell'anarchismo proprio all'interno del partito socialista costiano, orientando, così egli si proponeva, l'organizzazione operaia in senso « rivoluzionario » e imprimendo « un carattere insurrezionale agli scioperi >>( 15). Si tentava di protrarre nel tempo la solita questione della rivoluzione totale, negando la validità agli strumenti di lotta che il partito ( 14) M.I. - Prefettura di Ravenna, Relazione del I semestre 1886. (15) G. MANACORDA, cit., pp. 197-199. Per un resoconto su quel congresso si vedano le due lettere di Romeo Mingozzi, pubblicate da L. C.;\FAGNAi,n « Movimento operaio», 1952, pp. 774-778. 22

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